HUNGER GAMES – IL CANTO DELLA RIVOLTA PARTE I

The Hunger Games: Moockingjay Usa, 2014 Regia Francis Lawrence Interpreti Jennifer Lawrence, Josh Hutcherson, Liam Hemswoth, Woody Harrelson, Julianne Moore, Philip Seymour Hoffman, Donald Sutherland Sceneggiatura Danny Strong, Peter Craig Produzione Nina Jacobson, Jon Kilik Distribuzione Universal Durata 2h e 5′

In sala dal 

20 novembre

Dopo aver distrutto l’arena dei giochi di morte, Katniss Everdeen (Jennifer Lawrence) si trova nel Distretto 13. Sotto la guida della Presidente Alma Coin (Julianne Moore) e con i consigli dei suoi fidati amici, la giovane arciera comincia una battaglia per salvare Peeta (Josh Hutcherson), trasformato in un’arma letale contro i ribelli, e incoraggiare un intero paese ispirato dalla sua forza e dalla sua determinazione.

Leviamoci subito il sassolino dalla scarpa. Siamo sicuri che l’ultimo romanzo della trilogia di Suzanne Collins abbia materiale sufficiente per dare origine a due film? A nostro parere no, e a soffrirne di questa scelta dettata esclusivamente dal marketing è proprio il ritmo della storia, incalzante nei primi due capitoli, rallentato in questo prefinale che si concede troppe lungaggini per riservare il meglio nell’ultimo episodio, sugli schermi l’anno prossimo. Questo però non toglie allo spettatore il piacere di seguire in questa nuova avventura una sfavillante Jennifer Lawrence ormai capace di piegare ogni dettaglio della storia al proprio corpo e al proprio volto e a colpire il bersaglio come se usasse una delle sue frecce. Abbandonate le riflessioni sulla feroce società dei reality (in disgrazia anche da noi) l’obiettivo viene puntato sui trucchi della comunicazione, e la battaglia per la libertà passa attraverso la giusta campagna pubblicitaria. Dall’arena insanguinata dei giochi gladiatori ci si trasferisce allora in quella virtuale dei media, pronti a manipolare informazioni, notizie e identità a scopo propagandistico. Perché le guerre, si sa, ormai si vincono in tv. La rivoluzione, come qualunque merce, va vestita, fotografata e venduta, e Katniss è la ribelle più glamour e rock della storia dell’umanità, una vera star. Anima pulita della ribellione o pedina di una propaganda che utilizza gli stessi espedienti, da una parte e dell’altra? Leader carismatica o icona abilmente costruita a tavolino dagli strateghi della rivolta? Perché se da una parte c’è Peete, fantoccio nelle mani di Snow, è usato in tv per sedare i ribelli (scopriremo nella prossima puntata se ha tradito la sua alleata o è stato come riprogrammato), dall’altra c’è Katniss seguita ventiquattro ore su ventiquattro da una troupe armata di telecamere pronte a catturare ogni traccia di spontanea resistenza e trasformarla in un’arma mediatica. Sono due ore di attesa quelle de Il canto della rivolta – Parte I, dedicato a Philip Seymour Hoffman, scomparso una settimana prima della fine delle riprese. La rivoluzione è rimandata ancora di un anno.

Alessandra De Luca