IL MEREGHETTI: “UN’OPINIONE NON FA IL CRITICO”

Oggi, grazie alle possibilità offerte dal Web, tutti si sentono autorizzati ad esprimere pareri su film e autori, spesso pretesto per sfogare rabbie o innalzare il proprio io. Ma la critica cinematografica è un’altra cosa

DI PAOLO MEREGHETTI

François Truffaut
François Truffaut disse: «Ognuno fa due mestieri, il proprio e il critico di cinema ».

Trent’anni fa, quando Ciak usciva con il suo primo numero, la battuta di Truffaut sui due differenti lavori che ognuno esercitava – il proprio e quello del critico cinematografico – serviva soprattutto per scherzare e far sorridere gli amici riuniti intorno a una tavola imbandita. Oggi, forse, non si può parlare di un vero e proprio «lavoro » (che anche in tempi di crisi dovrebbe essere almeno retribuito) ma quella specie di minaccia-profezia si è avverata come nemmeno Truffaut avrebbe pensato. Ma soprattutto è cresciuta lungo strade inaspettate, che stanno modificando sostanzialmente l’idea stessa di critica. Mi scuseranno i profeti del web ma nonostante tutto continuo a pensare che esista una (bella) differenza tra «esprimere la propria opinione »Â e «fare critica ». Non è questione di orgoglio, di casta o di potere. È questione di prospettiva e di ambizioni.

 

 

Jean-Luc Godard
Jean-Luc Godard

La boutade di Truffaut nasceva proprio dalla constatazione di questa confusione, dal confondere la sacrosanta opinione che ognuno ha diritto di esprimere con una visione più ambiziosa e globale del film, capace di farlo rientrare in (o di espellerlo da) un’idea di cinema che allora il regista dei 400 colpi e gli altri “giovani turchi” (Godard, Rivette, Rohmer, per fare solo qualche nome) difendevano con passione e rabbia. Per loro, e non solo per loro, non ci si poteva limitare a un più o meno argomentato «mi piace » o «non mi piace »: il cinema era una questione di vita o di morte. E di morale. Per un film si rompevano amicizie o si instauravano alleanze, si attaccava e ci si difendeva, si lottava e si combatteva. Ecco perché Truffaut in fondo ironizzava sui «due lavori », perché vedeva nel secondo una specie di passatempo domenicale, un «liberi tutti » dove i gusti personali diventavano i soli metri di giudizio critico, dimenticando quello che il cinema rappresentava davvero: una filosofia, una visione della vita, una morale intransigente e assoluta (ricordate l’attacco di Rivette al film Kapò di Gillo Pontecorvo, definito senza mezzi termini «abietto »? Altro che questione di gusto…).

 

 

Bertrand Tavernier
Bertrand Tavernier

Oggi quelle ambizioni e quelle certezze sono svanite e hanno lasciato il posto a un soggettivismo a volte velenoso. La facilità con cui ognuno può non solo esprimere le proprie sacrosante opinioni ma anche “mascherarle” da discorso critico, grazie alle disponibilità illimitate della Rete, sembra non avere confini. In mancanza del primo, il secondo lavoro diventa preponderante e il web si trasforma nella valvola di sfogo delle frustrazioni e delle rabbie represse. Sia ben chiaro: non voglio dire che tutto quello che si può leggere sul Web non sia importante; alcuni dei critici che seguo con più interesse li posso trovare solo sui siti (penso a Frodon o a Tavernier in Francia, a Rosenbaum in America, al gruppo di Filmidee o ad Adriano Aprà e Goffredo Fofi in Italia, per fare solo qualche nome). Voglio solo sottolineare che esiste una differenza “ontologica” tra chi esprime la propria opinione e chi fa critica, anche se usano  lo stesso mezzo per esprimersi.Â È la differenza che passa tra chi riflette sul cinema e usa la propria intelligenza e cultura per spiegarne i percorsi, le scelte, le ambizioni e chi invece usa i film solo per affermare la propria personalità, per gridare a tutti (e spesso contro tutti) i propri gusti e le proprie idiosincrasie; tra chi mette il cinema prima di tutto e chi mette se stesso davanti ai film. È la differenza tra chi vuole dialogare e chi vuole solo gridare (o, peggio, irridere). Tra chi aiuta i film ad arrivare al loro pubblico e chi invece li usa solo come piedestallo per diventare un po’ più alto…

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