INTERVISTA A JEAN-PIERRE JEUNET: IN VIAGGIO CON T.S. SPIVET

Jean-Pierre Jeunet, il regista di Il favoloso mondo di Amélie, torna con un nuovo film: Lo straordinario viaggio di T.S. Spivet, presentato oggi al Festival di Roma. L’abbiamo incontrato per voi

 

Lo straordinario viaggio di T.S. Spivet, uno dei titoli più attesi nel programma della sezione autonoma Alice nella Città al Festival di Roma, è stato accolto con un calorossissimo e lunghissimo applauso da una platea gremita di bambini. Anche in questo caso come nelle altre pellicole di Jeunet siamo in un mondo favoloso, ma una realtà forse più verosimile di quella a cui il regista ci ha abituati, in cui la fantasia vince sempre su ogni ferrea legge della realtà. T.S. Spivet vive nelle campagne del Montana con la sua famiglia sui generis e a soli dieci anni inventa la macchina del moto perpetuo che gli vale un prestigioso premio assegnato da un istituto di Washington. Proprio per ritirare il riconoscimento T.S. Spivet comincia il suo viaggio, la sua avventura che lo porterà lontano, ma solo per avvicinarlo a quella famiglia dalla quale un tragico evento sembra averlo separato.

Jean-Pierre Jeunet e Helena Bonham Carter sul set del film
Jean-Pierre Jeunet e Helena Bonham Carter sul set del film

Una nuova creazione di Jeunet, verrebbe da dire: eppure non è proprio così. «Ero in Australia quando mi hanno spedito questo libro: La mappa dei miei sogni di Relf Larsen. Sono bastate le prime dieci righe a farmene innamorare e a farmi decidere per un adattamento », ha detto il regista. La decisione di non partire da una propria idea, ma di attingere a quella di un altro non è una scelta di comodità: «Mi piace variare, non fare sempre le stesse cose. Nell’adattare c’è da fare un lavoro che  ti toglie l’angoscia della pagina bianca ti affida, però, la responsabilità di tradurre il mondo di un altro in un mondo che tutti e non solo tu o lui possiate apprezzare ». La pellicola costituisce il primo film in 3D del regista francese il quale, da perfezionista qual è, ne ha curato la riuscita in ogni dettaglio a partire dagli strumenti con cui girare: «A. Per me, però, la scelta del 3D non è stata una novità quanto un ritorno al passato, a quando all’età di otto anni tagliavo le pellicole con il mio view master ».

Oltre al 3D la novità rispetto a pellicole come Amélie, Delicatessen o L’esplosivo piano di Bazil è la cura che Jeunet ha messo nell’arrivare alla pancia degli spettatori. «Volevo fare una pellicola che oltre al piano della fantasia coinvolgesse anche quello dell’emotività. Il problema è che ognuno si emoziona per cose diverse: c’è chi ha bisogno di violini, scene melodrammatiche, scene di grande impatto. E chi come me, invece, è più pudico e ha bisogno solo dei dettagli per emozionarsi. Alla fine, però, quando devo scegliere cosa mettere nella pellicola penso sempre: cosa piacerebbe a me? »

Anche se il film può sembrare  rivolto a un pubblico infantile, il regista difende la sua idea di un cinema che si rivolge a tutti i bambini che un domani saranno adulti, e adulti che hanno conservato il loro animo bambino. L’attenzione al mondo dei più piccoli è comunque viva in Jeunet, che nel presentare il film ha avvertito i tantissimi bimbi presenti in sala: «Guardate che torno l’anno prossimo per vedere i film che voi avrete fatto. Vi basta poco, oggi basta un cellulare per fare un film, quindi prendete i vostri telefonini e fate viaggiare la vostra fantasia ».

Flaminia Chizzola

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