LA NUOVA VITA DI “MEDITERRANEO”

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Una doppia edizione in Dvd celebra il film di Gabriele Salvatores. Con una nuova copertina e, forse, un nuovo senso tutto da scoprire.

  «In tempi come questi la fuga è l’unico mezzo per mantenersi vivi e continuare a sognare». Dopo l’apparizione del logo della Penta Film e lo schermo completamente nero, si apriva così, su una frase del medico e filosofo francese Henri Laborit. Doveva essere solo una commedia su una novella armata Brancaleone finita su un’isola della Grecia nel 1941, finì per diventare il simbolo della rinascita del cinema italiano degli anni Novanta, ma non solo. Adesso, a venticinque anni dalla serata trionfale che il 30 marzo del 1992 portò Gabriele Salvatores a Los Angeles a vincere l’Oscar per il miglior film straniero, Mediterraneo arriva in una nuova edizione in Dvd, pubblicata dalla CG Entertainment, con lunghi extra e una copertina (notevole), firmata dall’artista polacco Grzegorz Domaradzki in arte Gabz. Così, dove prima c’era la sagoma di Claudio Bisio che scrutava l’orizzonte, adesso c’è un disegno che ritrae il volto del Sergente Maggiore Nicola Lorusso, interpretato da Diego Abatantuono, ovvero il personaggio che prima spinge per fuggire da Kastellorizo, l’isola greca dove sono finiti i soldati, poi ritornerà anni dopo, deluso da ciò che l’Italia aveva promesso e non mantenuto.

IL DVD Nel Dvd, che trovate anche in edizione a doppio disco con l’edizione italiana e quella internazionale, ci sono anche degli extra importanti: il documentario La campagna di Grecia (di oltre venti minuti) e due interviste esclusive a Gabriele Salvatores e Diego Abatantuono (durata trentadue minuti, molto buone) che ricordano i giorni della lavorazione nell’estate del 1990. Come spesso accade amato più all’estero che in patria al tempo dell’uscita, rivisto oggi Mediterraneo è un’opera invecchiata benissimo, un film dolente e malinconico sotto l’apparente veste di commedia, il ritratto di un gruppo di uomini di mezz’età che l’isolamento costringe a guardarsi dentro. «Avevamo tutti più o meno quell’età in cui non hai ancora deciso se mettere su famiglia o perderti per il mondo» riflette a un certo punto il Tenente Raffaele Montini di Claudio Bigagli osservando l’eterogeneo gruppo alle prese con l’assenza di un nemico.

IL SENSO «E noi dovremmo spezzare le reni alla Grecia con questi quattro deficienti qua?», si chiede sarcastico Lorusso a un certo punto del film, rivolgendosi ai suoi sottoposti, ma è evidente che più che un film bellico, Mediterraneo rimane uno strano incrocio tra Aspettando Godot e Il deserto dei tartari, novanta minuti di puro cinema (su tutti la colonna sonora di Giancarlo Bigazzi e la fotografia di Italo Petriccione) in cui al centro c’è l’identità di otto uomini che, improvvisamente, si scoprono liberi di essere loro stessi in un luogo altro, un posto lontano in cui non contano gerarchie, appartenenze, tradizioni o passato. Il film uscì in sala il 31 gennaio del 1991, ma rivisto oggi, in quest’Italia del nuovo millennio inchiodata ancora a vecchie dinamiche, centra ancora il bersaglio, toccando testa, occhi e cuore. E l’amara confessione di Lorusso alla fine del film suona oggi inquietantemente attuale: «Non si viveva poi così bene in Italia, non ci hanno lasciato cambiare niente. E allora gli ho detto: avete vinto voi, ma almeno non riuscirete a considerarmi vostro complice».
Andrea Morandi