“ONDA SU ONDA”: INTERVISTA A ROCCO PAPALEO E LUZ CIPRIOTA

Da giovedì 18 febbraio sarà nei cinema Onda su onda, il terzo film da regista di Rocco Papaleo, con la bella Luz Cipriota e il fedele Alessandro Gassmann

 

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Abbiamo incontrato Rocco Papaleo in occasione della presentazione di Onda su onda, terzo film dell’attore lucano dietro la macchina da presa dopo Basilicata coast to coast e Una piccola impresa meridionale, insieme alla bellissima protagonista del film Luz Cipriota. Nel film Papaleo è Gegè, un esuberante cantante che deve raggiungere Montevideo per un concerto, tappa fondamentale per il rilancio della sua carriera. Sulla nave conosce Ruggero (Alessandro Gassmann), un cuoco solitario che inizialmente si scontra con Gegè ma che nel corso dei giorni conquisterà la sua amicizia. Arrivati nella capitale uruguagia, saranno accolti da una donna, Gilda Mandarino (Luz Cipriota), l’organizzatrice dell’evento. Ovviamente, equivoci e sorprese non si faranno desiderare.

Perché la scelta di ambientare Onda su onda a Montevideo?

Papaleo: Inizialmente volevamo ambientare il film a Buenos Aires, ma parlando con i produttori è spuntato fuori l’Uruguay. Ho preso la cartina geografica e ho notato che l’Uruguay ha un’assonanza incredibile con la mia regione, la Basilicata: entrambi sono luoghi stretti da regioni o stati più grandi. Questa cosa mi ha incuriosito e così ho scoperto la storia e la bellezza dell’Uruguay. Fatti i sopralluoghi, ho riscontrato quello che mi ero immaginato: questa storia si adattava perfettamente alla malinconia architettonica di Montevideo. Lo sfondo decadente della città sposa bene l’anima dei personaggi del film.

papaleoCom’era l’atmosfera sul set?

Cipriota: Incredibile. Si tratta della prima volta che ho recitato in lingua italiana, l’atmosfera era magica e Rocco e Alessandro Gassmann mi hanno messo subito a mio agio. Lavorare con Rocco è stato molto semplice, è molto diretto, gli piace combinare la recitazione con la musica e con il ballo. Io amo queste cose e, di conseguenza, il clima che si respirava è stato ideale.

Che tipo di “padre” è stato Rocco?

Cipriota: Fantastico. Rocco si è davvero comportato come si sarebbe comportato un componente della mia famiglia. Mi ha seguito affettuosamente e ha reso questa esperienza una delle più belle della mia vita.

Nella seconda parte, il film diventa più amaro. Come mai questa scelta?

Papaleo gassmannPapaleo: Il mio obiettivo di autore con la “a minuscola” è di esprimere quello che sento veramente, ovverosia rimanere in bilico tra divertimento e malinconia. Credo che sia il cocktail perfetto, un po’ dolce e un po’ salato, quello per cui varrebbe la pena sbronzarsi.

Questa malinconia ha a che fare con la musica?

Papaleo: La musica è il bacino di ispirazione principale. Ho sempre la musica dentro, ho sempre un ritmo, anche nella quotidianità. Ho un’idea musicale dell’esistenza. La vita è uno swing in minore: riflessivo, ammaliante e malinconico. E anche il titolo è un rimando a questo umore e a un suono, appunto, ondeggiante.

La coppia con Alessandro Gassmann si è davvero consolidata. Avete qualche punto di riferimento nei vostri duetti?

Papaleo: La coppia di eccellenza nel cinema è Walter Matthau-Jack Lemmon. Fisicamente, io e Alessandro vorremmo andare in quella direzione. La strana coppia è una delle nostre pièce preferite: per non assecondarci, però, abbiamo pensato che se un giorno la dovessimo mettere in scena, lui farebbe Lemmon e io Matthau. In realtà, lo abbiamo pensato ma saremmo cretini se lo facessimo davvero, prenderemmo un rischio inutile. Alessandro però ci crede più di me, è un po’ un provocatore controcorrente.

Come si è trovata, invece, Luz con Gassmann?

cipriota e gassmannCipriota: Lui è davvero un grande attore. Mi ha aiutato molto a capire il mio personaggio, e anche a recitare le battute in italiano. Mi piacerebbe moltissimo lavorare nuovamente con lui, così come con Rocco.

Papaleo: Secondo me Luz si troverebbe davvero molto bene se si stabilisse nel cinema italiano. Ha un’impostazione molto americana, conosce il rigore dell’approfondimento. Al primo incontro, lei non parlava italiano ma dopo pochi incontri ci eravamo già trovati al pianoforte a cantare Besame Mucho. Dopo venti giorni, l’ho incontrata nuovamente e sapeva già le battute in italiano. Abbiamo scoperto un’artista completa, che canta, balla e recita. Se si è trovata bene con me, figuriamoci con i grandi registi.

La prima parte del film è ambientata in una nave. Come è stato girare in una location così inconsueta? Sono stati presi maggiori rischi registici e tecnici rispetto a Basilicata coast to coast?

Papaleo: La parte sulla nave l’abbiamo girata su un traghetto che faceva Civitavecchia-Barcellona e per quindici giorni abbiamo fatto avanti e indietro. L’esperienza è stata divertente ma faticosa. La direttrice della fotografia ha dovuto fare i salti mortali perché, ovviamente, la nave si muoveva un po’. Però, scendevamo ogni sera, a Barcellona o a Civitavecchia, così abbiamo mantenuto un contatto terreno. Questo film, rispetto a Basilicata coast to coast, si prende rischi maggiori, è vero: mi piace coltivare il mio orticello fino a un certo punto. Mi piace parlare al pubblico in maniera onesta, man mano che faccio i film cerco di aderire alla mia idea di comunicazione e di espressione, che è quella di prendere qualche rischio dopo che si acquisiscono un po’ di più i trucchi del mestiere. Anche dal punto di vista estetico, questo è un film più complesso, ho cercato un linguaggio più jazz e musicale dal punto di vista dell’immagine.

Emiliano Dal Toso

 

 

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