TFF2015: “QUEL FANTASTICO PEGGIOR ANNO DELLA MIA VITA”, INDIEWOOD AL POTERE

Al Torino Film Festival il nuovo film di Alfonso Gomez-Rejon nel quale si ride molto, a volte di gusto, altre volte con un senso di infinita tristezza. In sala dal 3 dicembre

Quel fantastico peggior anno della mia vitaIl vincitore dell’ultimo Sundance Film Festival ha tutte le carte in tavola per conquistare la sua buona fetta di pubblico anche in Italia: giovanilismo, un equilibrio quasi miracoloso tra ironia e tragedia, tante strizzatine d’occhio al cinema indie più amato degli anni Duemila (Wes Anderson, Michel Gondry). Quel fantastico peggior anno della mia vita potrebbe sembrare una versione di Colpa delle stelle per l’adolescente più intellettuale: Greg è un liceale ironico e insicuro, con quella disillusione un po’ poser tipica di chi si sta per avvicinare al mondo degli adulti. Lui e Earl, amico d’infanzia, girano per hobby una specie di riadattamenti di film classici (da Arancia meccanica a Un uomo da marciapiede), e hanno un debole particolare per Werner Herzog. Assomigliano a Jack Black e Mos Def nella versione teen di Be Kind Rewind. Greg è costretto dalla madre a frequentare Rachel, una compagna di classe che ha sempre ignorato, a cui è stata diagnosticata una leucemia. Va da sé che, pian piano, si affezionerà sempre di più alla ragazza malata, finendo forse per innamorarsene.

Quel fantastico peggior anno della mia vitaIl grande merito del regista Alfonso Gomez-Rejon, alla seconda prova dopo The town that dreaded sundown, è quello di non calcare mai i toni, di non sprofondare nel pietismo o nel ricatto emotivo, così come di evitare un’eccessiva carica cinica e un humour sopra le righe da apparire sgradevole. Siamo di fronte all’incontro definitivo tra high school movie, cancer movie e linguaggio cool. A dire il vero, vengono in mente forse troppe pellicole di cinema americano viste (e apprezzate) negli ultimi anni: 50 e 50, Noi siamo infinito, The Spectacular Now, oltre ovviamente allo young adult con Shailene Woodley. Stilisticamente, Gomez-Rejon dimostra di aver molto amato il primo Wes Anderson: quello per cui i movimenti di macchina e la precisione dei dettagli erano funzionali alla caratterizzazione dei personaggi, e alla somministrazione delle emozioni. Si ride molto, a volte di gusto, altre volte con un senso di infinita tristezza che ancora non prende il sopravvento, ma sappiamo che prima o poi succederà.

Quel fantastico peggior anno della mia vitaBello il terzetto di attori: Thomas Mann è adorabile, uno sbarbatello convinto di essere già in grado di poter gestire i sentimenti ma in pieno tormento cardiaco; Olivia Cooke è splendida, sembra Natalie Portman a diciannove anni e siamo certi che a breve la troveremo sulle cover dei giornali di cinema più importanti; molto simpatico anche l’esordiente RJ Cyler, futuro idolo della comunità afroamericana. Se possiamo trovare un difetto, forse, è proprio l’impeccabilità della confezione: la regia di Gomez-Rejon è senza sbavature, i cambi di registro sono perfettamente calibrati, il finale lascia sfogare le lacrime, che siamo riusciti a trattenere, in modo liberatorio. Manca, però, quel graffio, quella sporcizia che si può pretendere comprensibilmente da un film “da Sundance”: dimenticatevi la rabbia o l’acidità di Whiplash, così come la ruvidità di Un gelido inverno. Ciononostante, gli scarti emozionali di Quel fantastico peggior anno della mia vita sono davvero abilmente confezionati.

Emiliano Dal Toso

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