VAN GOGH: IL DOCUMENTARIO-EVENTO A 125 ANNI DALLA MORTE (E 5 FILM SUL GENIO RIBELLE)

DI MASSIMO LASTRUCCI

Martedì 14 aprile, in contemporanea mondiale, in circa 1000 sale sparse per il globo verrà proiettato il documentario Vincent van Gogh: un nuovo modo di vedere (l’elenco delle sale italiane è disponibile su nexodigital.it). Questo per onorare – e rendere il giusto tributo al genio – il 125mo anniversario della morte del pittore, vera chiave di volta di tutta o quasi l’arte contemporanea.

Lo ha curato e prodotto il Museo Van Gogh di Amsterdam. In pratica una visita guidata (e drammatizzata dalla presenza e dalla voce di Jamie de Courcey che leggerà brani dalla fitta corrispondenza di Van Gogh al fratello Theo) tra le sale e i magazzini del museo (zona praticamente mai esplorata dal pubblico), a ripercorrere la vita e le opere di un artista unico e mitizzato. Produzione di Phil Grabsky e regia di David Bickerstaff, che ha tenuto a dichiarare: “Questo film dimostra che Vincent non era un pazzo o un genio solitario: era un uomo di pensiero profondo, desideroso di comprendere l’essenza del fare arte. Attraverso le sue lettere si capisce che aveva fame di interagire con il mondo, in particolare con la natura e con le persone comuni, quelle della vita di tutti i giorni”. Un carattere così unico e forte, una biografia così tormentata e sventurata, una considerazione critica esplosa solo dopo la sua scomparsa sino alla venerazione (spesso acritica), han fatto di Vincent Van Gogh quasi un archetipo dell’artista contemporaneo maledetto. Quindi una figura ideale per essere trasfigurata, idealizzata o semplicemente raccontata anche dal cinematografo. Ecco qui i 5 più significativi lungometraggi su e con Vincent Van Gogh.

5 FILM CON VAN GOGH

brama di vivereBRAMA DI VIVERE (1956) di Vincent Minnelli. Con Kirk Douglas, Anthony Quinn.

Da un best seller di Irving Stone, la biografia del pittore. Dalla sua esperienza di missionario tra i minatori in Belgio al soggiorno artistico a Parigi, ad Arles dove viene raggiunto dall’amico e collega Paul Gauguin (Quinn), tra crisi depressive sempre più violente. Oscar per Quinn, nomination per Douglas.

“Girare Brama di vivere fu per me una meravigliosa ma dolorosa esperienza. Il modo in cui recitavo la mia bellissima parte piaceva a Minnelli. Interpretare Van Gogh fece tremare dalle fondamenta tutte le mie teorie sulla recitazione (…) L’attore non si identifica mai col personaggio, solo il pubblico lo fa (…) Tuttavia stavo per perdermi nel personaggio di Van Gogh: durante le riprese, portavo le stesse pesanti e tozze scarpe che usava lui. Ne temevo sempre una slegata in modo da assumere un aspetto trasandato, un equilibrio precario, sempre lì lì per cadere. Il piede mi ballava nella scarpa conferendo un passo strascicato. Mia moglie dice che ci volle un bel pezzo prima che riuscissi a liberarmi. Ogni sera, quando tornavo a casa e anche dopo che il film fu terminato mi sentiva camminare come Van Gogh”. Kirk Douglas da Il figlio del venditore di stracci, Rizzoli.

Vincent e TheoVINCENT E THEO (1990) di Robert Altman. Con Tim Roth, Paul Rhys.

Ambientato nel decennio che va dal 1880 al 1890: Van Gogh è un pittore che non ha alcun successo, il fratello mercante di quadri cerca invano di lanciarlo. Dopo il suicidio del primo, il secondo cade in una depressione incurabile e morirà poco tempo dopo.

“Per Vincent e Theo esaminammo i primi dipinti di Van Gogh, quando viveva ancora in Olanda e tutti i suoi quadri erano in varie tonalità di marrone e di nero, con bianchi, gialli e ocra molto contrastati: così abbiamo usato lo stesso stile cromatico per i set di quel periodo della sua vita. Per la parte parigina abbiamo usato colori pastello e un aspetto più fuori fuoco. Facevamo un sacco di ricerche. Niente film, però. La cosa più importante per Bob era non copiare consciamente il lavoro di qualcun altro. Ci teneva a essere originale. E lo era”. Stephen Altman, figlio di Robert e scenografo, da Robert Altman, a cura di Emanuela Martini, catalogo del 29mo TFF/Il Castoro.

Corvi kurosawaCORVI (ep. Di SOGNI) (1990) di Akira Kurosawa con Martin Scorsese, Akira Terao

Il protagonista sta ammirando dei quadri di Van Gogh in un museo quando a un tratto viene risucchiato in uno di essi. Lo può così incontrare, però quasi di sfuggita, intento a disegnare un paesaggio e con il volto bendato a nascondere l’orecchio tagliato. Scambia con lui con lui solo poche battute, perché gli sfugge subito. Prova a inseguirlo e lo vede scomparire in un campo di grano. Ode un colpo di pistola e uno stormo di corvi vola via. Un fischio di locomotiva e si ritrova nel museo.

“Kurosawa mi scrisse perché interpretassi il ruolo di Van Gogh: “voglio lo stesso genere di entusiasmo che avevi quando mi spiegavi perché avrei dovuto mettere il mio nome sulla petizione” (era la battaglia che Scorsese intraprese per la conservazione del colore nelle vecchie pellicole a rischio di deperimento cromatico, n.d.r.). Studiai la parte mentre lavoravo a Quei bravi ragazzi, cercando di memorizzarla durante i ritardi sul set, mentre aspettavo nella mia roulotte. Ma la lavorazione si prolungò oltre il nostro piano di produzione e l’unica scena che Kurosawa doveva ancora girare era la mia, quindi noi gli stavamo causando dei problemi. Allora lasciai gli ultimi dettagli al mio assistente di regia della seconda unità Joe Reidy e partii immediatamente per il Giappone. Imparai la parte a memoria, venni truccato due volte per tre ore e, dopo un paio di prove, la scena fu girata molto velocemente in quattro ciak e due macchine da presa” . Da Scorsese secondo Scorsese, Ubulibri.

vincent-et-moVINCENT ET MOI (1990) di Vincent Rubbo. Con Nina Petronzio, Tcheky Karyo

Film di genere fantastico. Una 13enne del Quebec, appassionata di Van Gogh, ha la ventura di vedere uno dei suoi disegni venduto in Europa, considerato come opera giovanile di Van Gogh. La ragazza parte con i suoi amici per Amsterdam, cercando il responsabile della truffa, per trovarsi poi, incredibilmente, ad Arles, proprio davanti allo stesso pittore.

Citiamo il film per una curiosità: vi compare e recita Jeanne Clement, nella parte di se stessa. E questo cosa può interessare? Ebbene, Jeanne era (nel 1990) l’unica persona ancora in vita che aveva conosciuto direttamente Vincent Van Gogh (a 14 anni circa di età). Del resto. All’epoca delle riprese aveva nientepopodimeno che 114 anni!

VAN GOGH (1991) di Maurice Pialat. Con Jacques Dutronc, Alexandra London

van gogh pialat21 maggio 1980. Dimesso dall’ospedale, Vincent Van Gogh viene curato dal dottor Gachet, appassionato d’arte e, con sommo disappunto di questi, diviene l’amante della figlia 19enne Marguerite. Ma l’artista ha un animo molto instabile: beve, va a prostitute, litiga continuamente per poi riconciliarsi col fratello Theo. Al culmine del furore e della dissipazione di se Van Gogh si spara e due giorni dopo, per mancanza di cure adeguate, muore. Ma la vita continuerà anche senza di lui.

“Come tutti i film di Pialat, Van Gogh costituisce un’esperienza che mette alla prova qualsiasi tentativo di critica costruttiva (…) Pialat non cerca in alcun modo il nostro consenso. Ma ci prende anzi a testimoni e quasi ci parla, attraverso la mediazione di un dialogo che rifiuta la ricostruzione e l’esattezza. Pialat mette in bocca a Vincent/Dutronc parole dei nostri giorni. E non si tratta qui del problema della sfasatura o di un sottile gioco linguistico. La lingua grezza e contemporanea che Pialat rivendica, è la sola a poter esprimere chiaramente le frustrazioni e la disperazione di Vincent. Pialat “doppia” letteralmente Van Gogh con frasi che sono anche le sue”. Nicolas Saada, critico cinematografico, in Maurice Pialat – L’enfant sauvage (a cura di Sergio Toffetti e Aldo Tassone. Lindau/Museo Nazionale del Cinema/France Cinema).

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