I film della nostra vita: “Io, rovinata da I ponti di Madison County”

Nell’ambito dell’iniziativa I film della nostra vita, in questi giorni vi stiamo chiedendo di raccontarci qual è stato il film che ha avuto un impatto sulla vostra vita, che ha cambiato il vostro modo di essere, di vedere le cose. Ci è arrivata questa storia, firmata da “anonima bolognese”, la vogliamo condividere con voi.

Qui se vorrete potrete raccontare la vostra.

“Temo che troppo spesso si sottovaluti la portata catastrofica di un film sulla vita delle persone. Prendete me, figlia degli ultimi Anni 70. Ne avevo 10 quando è uscito “Una donna in carriera”… Ed è stato lì, tra Carly Simon e “caffè, tè, me?”, che la bambina timida ma curiosa ha deciso che sarebbe stata una persona economicamente indipendente e di successo. “Perché si può, lo ha fatto lei, ce la farò anch’io!”. Era vero. Ora mi ritrovo a sostenere tutta la famiglia, perché sono io che, maledicendo Melanie Griffith, devo portare inesorabilmente a casa lo stipendio che conta. Non poteva piacermi “Pretty Woman”?

Ma c’è di peggio. Molto peggio… Intorno ai 19 anni, ormai studentessa universitaria e decisamente meno timida, sono incappata una sera in un film appena iniziato. Una storia d’amore, sulla carta troppo romantica per finire nelle mie scelte di cinema in sala, ma perfetta per una seconda serata sul divano di casa dei miei, dove ancora vivevo. Due ore dopo il mio pianto rotto ha svegliato mia madre, che ha spalancato la porta pallidissima temendo non so quale tragedia. Ho faticato a trovare il fiato per dirle che stavo così male per un film, ma era solo l’inizio del dramma… Perché quel film, “I (maledetti) Ponti di Madison County”, mi aveva appena ficcato in testa, nella pancia e nel cuore l’idea che fosse giusto limitarsi ad apprezzare la “vita fatta di piccole cose”, con qualche sgarro, ma senza esagerare.

Così sono finita a gestire il mio matrimonio, a volte davvero troppo faticoso, con un inspiegabile senso del dovere, alla smaniosa ricerca del bello anche nel poco. E tutto questo, ne sono certa, è colpa di quel film, che prima ho tanto amato e poi tanto odiato! Se Maryl Streep rinuncia all’amore viscerale di Clint Eastwood, se non apre lei quella maniglia dell’auto per scappare da lui, allora perché, per chi!, dovrei farlo io? E in passato, non lo nego, ci ho pensato tante volte… Maledetto Clint, che mi hai messo addosso una cappa di sensi di colpa che nemmeno anni di catechismo! Maledetta Maryl, che mi hai reso impossibile inseguire i miei sogni oltre le piccole cose…”

di lettrice anonima bolognese

I film della nostra vita

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