GILDA

GildaUn lungo guanto nero sfilato lentamente da Rita Hayworth, in una delle più ricordate sequenze di Gilda, è stato per decenni considerato uno dei momenti di massimo erotismo della storia del cinema. Dopo troppi film invasi da immagini tanto esplicite da risultare incapaci di evocare il desiderio, vi consiglio di rivisitare il capolavoro di Charles Vidor che nel 1946 consegnò all’immortalità la sua splendida protagonista. Un incontro fra attrice e personaggio tanto perfetto da non riuscire quasi più a scindere finzione e realtà. «Gli uomini vanno a letto con Gilda e si risvegliano con me» dichiarò la Hayworth, attribuendo i suoi fallimenti sentimentali al potere suggestivo di quel personaggio che non la abbandonò più. Il suo ex marito Orson Welles le fece tagliare e tingere di biondo i lunghi capelli rossi per trasformarla in La signora di Shanghai ma neanche quel bellissimo film bastò a farle prendere le distanze da Gilda. Io scoprii il film accovacciato sui cuscini di L’occhio, l’orecchio e la bocca, storico cineclub romano al quale devo molto della mia formazione cinematografica, e ne rimasi abbagliato.

GildaUn geniale mix di Film Noir, thriller e melò di irresistibile sensualità, ambientato nell’atmosfera esotica di una casa da gioco illegale in Argentina alla fine della Seconda Guerra. Dei grandi Noir conserva il mistero che avvolge il passato dei suoi personaggi, in una sceneggiatura che racchiude la grazia del non detto, che rifugge da inutili spiegazioni. Spesso gli sceneggiatori moderni cercano ragionevoli motivazioni dietro ogni accadimento, ricostruiscono un passato che serva a motivare ogni atto. Quanto più cinematografico risulta invece l’incontro con figure di sfavillante bianco nero delle quali, come nella realtà, conosciamo solo il momento presente e possiamo unicamente tentare di immaginare una vita precedente della quale sapremo sempre e comunque poco. La bellezza non desidera che il proprio mistero venga interamente svelato. Si finirebbe per distruggere parte del suo incanto. Il film inizia con l’incontro fra due uomini di età diversa. Il giovane, Johnny /Glenn Ford, è un giocatore di professione, abile baro. L’altro, Ballin/Geoge Macready, è il ricco proprietario di locale che nasconde un lussuoso casinò. Il giovane, divenuto il protetto dell’altro, fa una rapida carriera e si ritrova a gestire il locale. Sino a che, al ritorno da un viaggio, il boss gli presenta la donna che ha appena sposato, Gilda.

GildaE la prima apparizione di Rita Hayworth è una memorabile invenzione cinematografica. Capiamo che lei e Johnny si conoscono già e che la sua presenza scatenerà profondi conflitti emotivi. Come pure dialoghi raffinati e folli, carichi di allusioni misteriose, che si prestano a disparate interpretazioni. La più accreditata negli anni rimanda a un possibile legame omosessuale fra i due uomini che la presenza di Gilda avrebbe infranto. E Glenn Ford, in una intervista di molto tempo fa, mi disse ridendo che lo aveva scoperto solo anni dopo aver girato il film. Poco importa: ancora una volta il non detto – anche a causa della censura di allora – lascia spazio alla nostra immaginazione. E la magnifica fotografia di Rudolph Maté relega spesso nella penombra i personaggi, suggerendo inconfessabili desideri che si alimentano di un presunto «odio, più eccitante dell’amore». E la dichiarazione del reciproco odio fra Gilda e Johnny diventa un momento di indimenticabile tensione erotica. Abbandonatevi al piacere, non perdete questo film.

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