Torino Film Festival: premio speciale a Isabella Rossellini

Su RaiPlay l’evento speciale del TFF per il conferimento del Premio Stella della Mole a Isabella Rossellini, con gli interventi in video di David Lynch, Guy Maddin, Laura Dern e Kyle Maclachlan

La prima Stella della Mole del 38esimo Torino Film Festival è andata a Isabella Rossellini, prima a ricevere il nuovo riconoscimento del TFF per l’Innovazione Artistica, ovvero per aver dato un contributo «universale e originale» all’arte cinematografica. «Un’artista», ha affermato la vicedirettrice del TFF Fedra Fateh a proposito dell’attrice, «che ci ricorda che siamo una grande famiglia, affettuosa, creativa ed empatica». La cerimonia, svoltasi nello studio TV1 del Centro di Produzione Rai di Torino (e visionabile su RaiPlay), ha visto gli interventi in video di molti collaboratori e amici di Isabella Rossellini, i cui racconti sono stati accompagnati dalle animazioni di Heliya Relafei e Vahid Rastgou

Tra i video-messaggi, quello del grande regista statunitense David Lynch, che l’ha diretta in uno dei suoi film più celebri e discussi, Velluto blu (ma l’attrice è anche nel cast del successivo Cuore selvaggio). «Ho conosciuto Isabella Rossellini una sera», racconta Lynch, «a un ristorante chiamato Alo Alo». Al termine della cena «vedemmo due o tre ragazze sedute ad un tavolo», tra cui «una donna molto bella, che non conoscevo. Andammo a salutare queste ragazze, ci proposero di sederci un attimo e così facemmo. E io guardavo questa bella donna seduta di fronte a me, e dissi “Sai, tu potresti essere la figlia di Ingrid Bergman”. E una delle ragazze disse “Che stupido, lei è la figlia di Ingrid Bergman!”».

Per il regista Guy Maddin il primo, casuale incontro con l’attrice è stato a Central Park. «Stavamo accarezzando tutti e due lo stesso cane, entrambi amavamo i cani, io mi voltai e mi resi conto che l’altra persona che accarezzava il cane era Isabella Rossellini!». In seguito i due hanno lavorato assieme in film come La canzone più triste del mondo e il corto Mio padre ha 100 anni, dove la Rossellini impersona diversi grandi registi del passato. «È talmente gentile e generosa che mi ha sostituito due volte a lezione nel mio corso di Cinema Italiano», racconta di lei il critico Antonio Monda. «È stata una sorpresa, il maestro non sapeva che Isabella sarebbe venuta a fare lezione sui film di suo padre, Paisà o Roma città aperta». 

Laura Dern ha invece ricordato l’inizio della sua collaborazione con l’amica e collega, «quando guardavo il coraggio audace, radicale, senza confini che mostrava nell’interpretare Dorothy Vallens in Velluto blu. Non avevo mai visto niente di simile». Più recente invece l’aneddoto condiviso dal protagonista di quel film, Kyle Maclachlan: «Una tipica giornata con Isabella. Sono andato a casa sua a Bellport, mi ha presentato tutti i suoi animali». E lì, ha aggiunto, «mi ha fatto molta invidia ed effetto vedere ciò che lei ha creato da un bosco, mi sono detto “Caspita! Io faccio fatica a gestire un orto di due metri per due qui a casa mia a Los Angeles, e lei ha creato una fattoria con tutti i crismi».

E a proposito di ambiente e animali, durante l’evento si è mostrato anche un cortometraggio della serie The Green Porno, realizzata e interpretata dall’attrice calata nel ruolo di due api che si accoppiano. È proprio la «versatilità», secondo Fateh, uno dei tratti distintivi del talento di Isabella Rossellini: «Può interpretare un’ape, una farfalla o un gambero, e altrettanto facilmente recitare per Charlie Chaplin e Alfred Hitchcock». «La prima impressione che hai, quando la incontri, è quella di una libertà prorompente», dice Maddin, «la sua voce può essere soave, ma non si preoccupa del fatto che quello che dice sia sempre dolce». «È sempre se stessa e io la ammiro molto», aggiunge Maclachlan, «non solo le sue idee, ma anche la sua carica, perché non si ferma mai. Deve essere il caffè italiano, è l’unica spiegazione che riesco a trovare». «È una persona che costantemente crea e ricrea, che evolve artisticamente, nel tempo», la definisce Dern, «Le interessa l’arte, come le interessa la memoria, l’eredità da lasciare, il nostro pianeta».

«Sono felicissima di essere lì, virtualmente, a Torino», ha detto in collegamento l’attrice premiata, che ha citato tra le sue costanti fonti di ispirazione il cinema neorealista che il padre ha contribuito a fondare: «Era un cinema povero, fatto con i mezzi che c’erano, ma c’era questa esigenza di parlare, di condividere con gli altri, e questa è una cosa che mi è sempre rimasta. Così, anche adesso, ho fatto uno spettacolo teatrale live su Zoom: non mi lascio scoraggiare se non ci sono soldi, o se c’è il Covid».

Emanuele Bucci

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