Il destino tradito di Oliver Stone: “Tom Hanks è un ottimista”

Il regista continua a indagare sul mistero dell'assassinio del Presidente

Oliver Stone

Un doppio appuntamento con Oliver Stone è quello che propone la sedicesima edizione della Festa del Cinema di Roma. Che a ideale prosecuzione del più sintetico JFK Revisited: Through the Looking Glass presentato al Festival di Cannes, invita il regista statunitense per accompagnare le sue ultime opere: QAZAQ – History of the Golden Man, nel quale intervista il primo presidente del Kazakhstan, Nursultan Nazarbayev, e JFK – Destiny Betrayed, serie in quattro episodi che andrà in onda dal 22 novembre su Sky Documentaries (Canali 122 e 402 di Sky) in occasione dell’anniversario dell’assassinio del 1963.

Oliver Stone

Ed è ancora sull’assassinio del Presidente degli Stati Uniti già al centro del suo film del 1991 che si concentra l’attenzione del pubblico, oltre ovviamente del settantacinquenne filmmaker newyorkese tre volte Premio Oscar. “JFK era un guerriero per la pace, voleva cambiare il mondo, per questo è importante capire il perché sia stato ucciso – dichiara Stone, che nel suo lavoro si è basato sul libro Destiny Betrayed: JFK, Cuba, and the Garrison Case di James DiEugenio. – E questa versione di quattro ore della storia spiega tutto”.

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“Ma nessuno conosce l’intera storia”, neanche il Vincent Bugliosi che tentò di smontare la tesi del complotto e al quale risponde – punto per punto – proprio il libro di James DiEugenio. “Bugliosi è morto prima che tutti questi dati venissero messi a disposizione e comunque non era uno storico, sono molti i fatti che non ha incluso”.

Quanto poi al fatto che Tom Hanks ne abbia sposato la posizione, Stone non ha molto da dire se non che “Hanks è un attore che crede nel mito americano, son certo che per lui è tutto a posto e gli Stati Uniti vanno nella direzione giusta, è un ottimista, anche se forse non realista”.

Il declino dell’Impero Americano è evidente è l’implicito messaggio che il regista sottolinea: “Chiunque nella nostra epoca lo sa. Gli Stati Uniti avranno difficoltà a mantenere la propria posizione. La nostra società sconterà le conseguenze della mancanza di risorse. In più ci sono piu di 800 basi militari all’estero che costano un’enorme quantità di denaro. Non vedo grandi prospettive, ma è un bene. Se la lezione che abbiamo imparato dalla storia è che la cosa più importante sia la potenza, non c’è scampo. E’ ridicolo. Continueremo a morderci la coda se pensiamo sempre di essere minacciati. Se i media continueranno a parlare di un nemico, non ne usciremo mai”.

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Tornando a JFK, Stone invita a consultare il blog dello stesso autore, e sceneggiatore del film, kennedysandking.com: “una gran concentrazione di dati” a cui rifarsi. Come ha fatto anche lui, che ammette di non essere un esperto, ma di riportare la propria opinione. Soprattutto sulla base dei tanti documenti emersi negli anni successivi al 1991. “Molte cose sono state appositamente nascoste e nonostante la Commissione Warren e le analisi dell’omicidio, non sono stati esaminati completamente gli oltre 60mila documenti pubblicati, anche perché CIA e altre agenzie di servizi segreti ne hanno distrutte almeno due casse piene di dati sui viaggi di Kennedy a Chicago e in Florida – specifica. – Altri dati sarebbero dovuti essere pubblicati nel 2017, ma poi FBI e CIA convinsero Trump a non de-secretarli, fino al 26 ottobre 2021. Che è la prossima settimana. Anche se dubito che vedremo i 20mila documenti stimati ancora da rivelare”.

In attesa di scoprirlo, lui non smette di occuparsene. Perché? “Perché i media statunitensi non lo fanno”. E i politici? “Nel nostro governo, tutti hanno paura dei media – risponde Stone. – Appena apri bocca ti trattano come un pazzo. Ma è una realtà che esiste da almeno 60 anni. E’ veramente triste, non so se siano complici o solo pigri.

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La situazione che dipinge non sembra lasciar spazio all’ottimismo: “Kennedy era odiato dai militari e dai servizi segreti. Ha voluto sfidare le agenzie, ma negli Stati Uniti non si gioca con questi poteri, e con Wall Street. Ancora oggi. Se all’epoca ci fossero stati gli strumenti che abbiamo oggi, anche solo un cellulare per riprendere le immagini, sarebbe stato impossibile mantenere il segreto, gli organizzatori del complotto non l’avrebbero scampata”. E ancora: “Negli anni ’90 una persona che era nella CIA per proteggere il presidente mi volle incontrare prima di morire di tumore per darmi le prove del complotto, ma anche Robert Kennedy – che fu ucciso perché non riaprisse l’indagine – o Jackie Onassis si son sempre riferiti a dei misteriosi ‘Loro’ come responsabili, anche perché una cosa del genere non poteva essere opera di una sola persona”.

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