ANNIVERSARI CULT

20 ANNI FA: IL CORVO

Hollywood prepara il reboot del cult dark per eccellenza. Con Luke Evans al posto del mai dimenticato Brandon Lee, nonostante le proteste dei fan

DI ANGELA BOSETTO

I cult movies sono per loro stessa natura sacri, inviolabili e, soprattutto, irreplicabili. Oggi purtroppo nemmeno loro sfuggono alla legge del remake, ma, fra tante pellicole considerate intoccabili, ce n’è una in particolare che secondo il pubblico non s’ha da (ri)fare né domani, né mai: Il corvo. Sono passati vent’anni da quando, nel maggio 1994, il film di Alex Proyas (tratto dall’omonimo fumetto di James O’Barr) debuttò nelle sale americane, conquistandosi subito un posto d’onore nell’immaginario gotico collettivo. I motivi? Le tematiche che animavano la storia (amore, morte, vendetta, dannazione e resurrezione), la colonna sonora DOC (The Cure, Stone Temple Pilots, Nine Inch Nails, Rage Against the Machine e Pantera), l’atmosfera notturna e piovosa, degna di una poesia maledetta e, su tutti, il protagonista Brandon Lee, figlio del mitico Bruce. Esistono attimi in cui la tragica casualità della vita supera la penna degli scrittori: l’anno precedente sul set de Il corvo, proprio come il personaggio di Eric Draven (ucciso nella notte di Halloween insieme alla fidanzata e ritornato dalla tomba per fare giustizia), Brandon era morto durante le riprese a causa di un colpo di pistola vero sparato per errore (anche se le ipotesi d’omicidio complottistico si sprecano, come nel caso di suo padre), per poi risorgere a nuova vita sugli schermi di tutto il mondo, non più in qualità di essere umano, bensì di entità sovrannaturale.
LukeEvansAncora oggi nella mente dei fan Brandon ed Eric sono tutt’uno e l’idea che un attore diverso possa interpretare Draven sembra quasi un’offesa. D’altra parte, senza Lee Il corvo non si alza in volo: basta guardare i tre sequel della pellicola (uno peggiore dell’altro) o la mediocre serie televisiva. Ma ormai anche i più intransigenti devono rassegnarsi: la pre-produzione del reboot è ufficialmente partita. Alla regia lo spagnolo F. Javier Gutiérrez (Tres días), alla sceneggiatura Cliff Dorfman (Warrior) e nei panni di Eric il lanciatissimo Luke Evans (nel tondo), Bard l’Arciere ne Lo Hobbit e prossimo Dracula cinematografico. È stato lo stesso Evans a rivolgersi al pubblico per rassicurarlo circa le buone intenzioni del progetto: «Vogliamo solo essere il più fedeli possibile al fumetto. Nessuno intende mancare di rispetto al film con Brandon Lee, che è un cult assoluto con una performance magnifica, ma ci sono moltissime parti della storia originale che la pellicola non ha raccontato e siamo emozionati al pensiero di poterlo fare ». In effetti, tra il film di Proyas e il fumetto di O’Barr corrono parecchie differenze, quindi il fattore fedeltà diventa un elemento di importanza cruciale e, al momento, l’unico che possa allontanare i dark di tutto il mondo dal sentiero di guerra. Sinora non sono trapelate immagini sul trucco del nuovo Eric ma O’Barr, che partecipa al film in veste di consulente creativo, si dice soddisfatto: Â«È perfetto: racchiude tutta la sofferenza e la tragicità del personaggio ».

Nella foto di apertura: Brandon Lee (1965-1993), figlio del leggendario Bruce e indimenticabile protagonista de Il corvo, morto durante le riprese ad appena 28 anni. Il ruolo di Eric Draven e la tragica scomparsa trasformarono l’attore in una vera e propria icona gotica.

[divider]30 ANNI FA[/divider]

Nel 1984 il Festival francese seleziona L’elemento del crimine: è l’esordio di un nuovo autore destinato a far discutere

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Pur di scoprire l’assassino, il detective protagonista de L’elemento del crimine arriva a ricrearne i delitti sotto ipnosi, come quello della piccola Maria Holkenfeldt-Behrendt (oggi 44 anni).

Per Lars von Trier la Croisette è stata croce e delizia. Prima ne ha ospitato tutti i film poi, nel 2011, lo ha espulso in seguito alle sue affermazioni (volutamente provocatorie, ma non per questo giustificabili) su Hitler. Comunque, anche se al momento il regista danese considera Cannes un nemico da sbeffeggiare in ogni occasione pubblica (come ha sottolineato a Berlino, indossando la t-shirt con la scritta “persona non grata” durante la conferenza stampa di Nymphomaniac), non deve scordarsi che è grazie al Festival, se nel 1984 ebbe l’occasione di rivelarsi a livello internazionale con il proprio film d’esordio: L’elemento del crimine.
In un’Europa surreale e distopica, il detective Fisher (Michael Elphick) decide di sottoporsi all’ipnosi per catturare un serial killer di bambine, identificandosi con lui secondo il metodo teorizzato in uno strano volume. Appena ventottenne, von Trier realizzò un noir delirante, in cui mescolava le suggestioni di Fritz Lang, Andrej Tarkovskij e David Lynch per sprofondarle in una perenne notte ambrata, a metà fra Blade Runner e Querelle de Brest. L’elemento del crimine vinse il Grand Prix tecnico e la critica scoprì un nuovo autore da tenere d’occhio, assai promettente se si cercavano opere di rottura. Promessa mantenuta.                       

 

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