“BOMBAY VELVET” TINGE DI ESOTISMO LA PIAZZA GRANDE DI LOCARNO

Bombay VelvetC’era una volta in India, ieri sera a Locarno. L’adrenalinico gangster movie bollywoodiano Bombay Velvet di Anurag Kashyap ha piacevolmente divertito gli 8600 spettatori assiepati in una Piazza Grande punteggiata da una pioggerella rinfrescante. Il regista indiano si è presentato sul palco visibilmente emozionato: Â«È bellissimo essere di nuovo qui – ha esclamato Kashyap – perché questo pubblico è magnifico. Mi sento come se avessi undici anni (nel 2004 presentò al Festival di Locarno il suo secondo lungometraggio, Black Friday – n.d.r.) ». È l’occasione infatti di riscattarsi per il flop in patria di questo ambizioso affresco noir che ha incassato una minima parte dei circa dodici milioni e mezzo di dollari investiti ricevendo critiche tiepide. Potrebbe però trovare un suo pubblico in Occidente, visto anche il caldo applauso con cui è stato accolto al festival ticinese. Infatti l’insistito citazionismo mostra con evidenza la passione del regista Kashyap per il cinema di Leone e Scorsese (in particolare di quest’ultimo, suo amico personale, la cui storica montatrice Thelma Schoonmaker firma l’ottimo editing insieme a Prerna Saigal).

Bombay VelvetLa vicenda raccontata è il tipico plot da noir istituzionale americano ma in salsa curry: siamo a Bombay negli anni ’60. Balray detto Johnny (Ranbir Kapoor, quasi un clone indiano di Robert De Niro) è un intrepido boxeur che si guadagna da vivere in sanguinosi combattimenti improvvisati per strada. È innamorato da sempre della dark lady Rosie (Anushka Sharma), magnetica cantante jazz che spera di conquistare quando prende la gestione del club Bombay Velvet di proprietà del mefistofelico Kaizad (Karan Johar), implicato in varie attività illegali. Lo stesso Balray viene coinvolto nel ricatto ai danni di un ministro, fotografato in pose compromettenti, ma la situazione precipita costringendo Johnny a una fuga rocambolesca per salvare la propria vita e quella del suo irrinunciabile amore.

Bombay VelvetNon c’è un attimo di tregua nelle due ore e mezza che scorrono piuttosto fluidamente garantendo un discreto intrattenimento nonostante una certa prevedibilità (sparatorie, esplosioni e inseguimenti sono pedantemente ricalcati sugli stilemi del genere action). Così l’interessante côté esotico conserva una sua identità solo nelle scintillanti scene musicali – compare l’attrice e modella indiana Raveena Tandon, celebrità assai amata in patria – particolarmente curate dal punto di vista scenografico. E chissà che qualche distributore italiano non si accorga di un florido cinemercato, quello bollywoodiano, con un bacino di pubblico superiore al miliardo di persone. Negli ultimi anni decine di cineproduzioni indiane hanno utilizzato location tricolori: lo scorso giugno, tra i padiglioni dell’Expo milanese, sono state girate alcune scene del musical Besh Korechi Prem Korechi di Raja Chanda, con balli e canti tradizionali a ombelico scoperto. Che sia la volta di Bellywood?

Roberto Schinardi

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