CULT MOVIE: “WEST AND SODA”

DI MASSIMO LASTRUCCI

Il capolavoro della factory di Bruno Bozzetto ritorna dopo cinquant’anni sul grande schermo in versione spumeggiante e restaurata al Torino Film Festival (prima proiezione oggi alle 19.00 alla presenza dell’autore). Ecco la storia di un gioiellino diventato cult movie

West and SodaIl 1965 fu una data cinematograficamente importante, per tante questioni, eventi e titoli. Tra questi ce ne fu uno che rilanciò il cartone animato Made in Italy. 16 anni dopo quelli che furono tra i primi e gli ultimi tentativi nazionali (La rosa di Bagdag di Gino Domenighini, e I fratelli dinamite di Nino Pagot), arrivò a sorprendere e divertire West and Soda, della factory di Bruno Bozzetto (al tempo 27enne). Ora, giusto 50 anni dopo, torna in versione spumeggiante e restaurata al TFF (prima proiezione oggi alle 19.00 alla presenza dell’autore). Ecco la storia di un gioiellino diventato cult movie.
Tra l’altro l’omaggio è accompagnato da una mostra di disegni e materiali dello stesso Bozzetto (creatore del personaggio de Il Signor Rossi e, in seguito di altri lungometraggi a cartoni animati straordinari come Vip, mio fratello superuomo,1968 e Allegro non troppo, 1976). Dal 23 novembre all’11 gennaio al Museo Nazionale del Cinema (alla Mola Antonelliana)

West and SodaPochi sanno che West and Soda è stato in effetti il primo western all’italiana, visto che il progetto di questa parodia degli stereotipi del cinema dei cowboy nacque nel 1962 («Sergio Leone iniziò un anno dopo. Certo il suo successo ci spianò la strada »). Ma perché proprio un western per esordire nel lungometraggio, dopo tanti corti? Spiegò il regista: «Mi occorreva un universo narrativo classico, ma che potesse contenerne molti altri e che mi consentisse di sperimentare. E amavo il genere. È venuto naturale: il West per me è stato l’ equivalente della fiaba per Disney ». A proposito di Disney: lo stile di West and Soda fu graficamente quasi all’opposto di quello del Mago di Burbank. Assai più stilizzato, moderno, antinaturalista nel suo essere caricaturale, fatto tra l’altro che stupì moltissimo proprio gli americani e fu una delle ragioni del suo successo internazionale. E qui dobbiamo citare i geniali collaboratori di Bozzetto, essenziali per la riuscita del film: Guido Manuli (Art director, autore di alcune sequenze e di tante gag), Giovanni Mulazzani (suo lo splendido lavoro sugli sfondi), l’animatore Giuseppe Laganà, per finire con il coautore della storia nonché primo promotore con Bozzetto dell’impresa, Attilio Giovannini.

West and SodaLa trama, dicevamo, è sostanzialmente una stipatissima parodia degli stereotipi del western. Cattivissimo è un ranchero senza scrupoli che con l’aiuto dei suoi sgherri Ursus e Lo Smilzo spadroneggia nel villaggio e punta ad appropriarsi delle terre della soave e giovane Clementina. Ci prova prima con una domanda di matrimonio, poi con le cattive. Senonché dalla sperduta frontiera ecco arrivare un cavaliere misterioso, il laconico e malandato Johnny, apparentemente innocuo e fiacco. Detto per inciso, nel magnifico doppiaggio spiccano le voci inconfondibili di Carlo Romano (il vilain) e Nando Gazzolo (Johnny, attore e celebre volto tv proprio recentemente scomparso), mentre a un giovane e ancor poco conosciuto Ferruccio Amendola viene affidato il personaggio del cavallo del Cattivissimo.

West and SodaPer concludere un accenno alle musiche, che diedero al lungometraggio un apporto davvero fondamentale. In questo caso riprendiamo le parole del critico (anche musicale) Andrea Morandi al riguardo: «nel 1964, quando si trattò di comporre la colonna sonora di West and Soda, Bruno Bozzetto ci pensò parecchio prima di affidarla a un musicista che, fino a quel momento, non si era mai cimentato con il cinema: Giampiero Boneschi (…). Un compositore e direttore d’orchestra che al Politecnico aveva preferito il Conservatorio (…). Pochi anni prima a Parigi, Boneschi si era specializzato nel sistema di sincronismo proprio dei cartoni animati e così, alla fine, fu proprio lui a farsi carico di musicare la strana storia di West and Soda ». E ancora: «Poteva mancare un richiamo al mondo di Sergio Leone e alle intuizioni che Ennio Morricone aveva partorito un anno prima per Per un pugno di dollari? No, e infatti a suonare l’armonica Boneschi volle proprio lo stesso musicista, ovvero il grande Franco De Gemini, l’uomo che sarebbe passato poi alla storia nel 1968 per Armonica, ovvero il personaggio di Charles Bronson in C’era una volta il West ».

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