HOLLYWOOD, ABBIAMO UN PROBLEMA: IL SESSISMO

Il produttore Ross Putnam pubblica su Twitter gli stralci di alcuni copioni che descrivono personaggi femminili. Il risultato è mortificante.

Le ultime nominations agli Oscar hanno suscitato grandi polemiche. Gli attori bianchi sarebbero favoriti e quindi registi e celebrità del cinema hanno deciso di boicottare la cerimonia al Dolby Theatre di Los Angeles, fissata per il 28 febbraio. Ma se le discriminazioni dell’Academy fossero solo la punta dell’icerberg? Ad Hollywood non sarebbero discriminate solo alcune etnie ma anche le donne. Ne volete una dimostrazione? Provate a leggere i tweet che sono stati pubblicati dal produttore Ross Putnam sul profilo Twitter ribattezzato, femscriptintros.


In 140 caratteri l’uomo ha deciso di riportare stralci di alcuni copioni in cui compaiono le descrizioni che introducono i personaggi femminili nelle storie da portare sul grande schermo.
Per motivi di privacy ogni nome originale è stato sosituito con Jane. «Lei si gira e noi la vediamo per la prima volta. Questa è la bellissima e davvero problematica Jane », si legge. Ma c’è anche chi ha scritto: «Jane, 40enne, naturalmente attraente, sta bevendo un bicchiere di vino nella sua spettacolare cucina ». L’apice poi è raggiunto con la descrizione più concisa, che è però un chiaro esempio della pochezza con cui vengono delineati molti ruoli femminili: «Jane, di circa 30 anni, bellissima ma molto arrabbiata ».

Riassumendo: le donne del cinema sono giovani e sexy. I personaggi non hanno connotazioni psicologiche approfondite e non superano mai i 40 anni, salvo casi eccezionali in cui si sottolinea che nonostante il passare del tempo siano comunque attraenti. Il risultato è una desolante lista di cliché che mortifica chiunque: le attrici che interpreteranno quei ruoli, l’industria cinematografica che sembra molto meno progressista rispetto a ciò che vuole apparire ed anche gli spettatori che nel 2016 avrebbero diritto di confrontarsi con personaggi che non sembrino usciti da uno spot pubblicitario dei primi anni Cinquanta. A questo punto resta una domanda: ma anche i personaggi maschili sono così stereotipati?

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Laura Molinari

 

 

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