IL RITORNO DI GREENAWAY CON GOLTZIUS AND THE PELICAN COMPANY

«Avevo una piccola attività commerciale. La Compagnia del Pellicano. Incisori, tipografi, uno scrittore, uno o due attori. Tutti specializzati in parole. Commerciavamo in parole. Parole nei libri, parole sul palcoscenico… Avevo bisogno di denaro per espandermi. Volevo dedicarmi alle immagini, oltre che alle parole. Immagini nei libri, immagini sul palcoscenico. Tutte le nuove tecnologie visive sono costose. E tutte le nuove tecnologie visive prima o poi finiscono a letto con la lascivia. Il mio scopo era sempre stato fare un viaggio in Italia. Era inverno, dieci anni fa. Ci fermammo a Colmar, sul Reno. Chiesi udienza al governatore militare locale, il margravio. A sentir lui, un libertario. Con un pizzico d’immaginazione, lo seducemmo e lo convincemmo a disfarsi del suo denaro e forse anche della sua dignità. L’insoddisfazione erotica, prima o poi, fa sì che uomo si privi del suo denaro e della dignità ». 

Peter GreenawayQuesto l’incipit di Goltzius and the Pelican Company, ultima monumentale opera di Peter Greenaway, datata 2012 e solo ora distribuita in Italia grazie a Lo Scrittoio e Maremosso, dapprima a teatro (dal 30 settembre al 5 ottobre al CRT Teatro dell’Arte di Milano, dal 7 al 12 ottobre al Teatro Bellini di Napoli, dal 12 al 16 novembre al Teatro Argentina di Roma), in seguito in sale cinematografiche selezionate.

Goltzius and the Pelican Company racconta, nello stile unico, colto e raffinato dell’autore britannico, che combina e fonde ad arte cinema, teatro, pittura, musica e nuove tecnologie, del tentativo da parte di Hendrik Goltzius, pittore e incisore olandese del tardo Cinquecento, tra i primi a produrre stampe erotiche, di convincere il margravio d’Alsazia (F. Murray Abraham) a sovvenzionare il progetto di pubblicazione di due libri illustrati: uno sulle infedeltà di Giove, dalle Metamorfosi di Ovidio, l’altro un Antico Testamento «con le storie morali conosciute, ma narrate con una nuova singolare libertà », ovvero con una certa licenziosità, seppur celata da intenti edificanti. Sarà proprio quest’ultimo il progetto scelto per primo dallo scaltro margravio, perché «la dichiarazione di fede prima dell’erudizione aprirà le porte a ogni liceità », a patto, però, che la Compagnia del Pellicano al seguito di Goltzius (interpretato da Ramsey Nasr) riuscirà nell’intento d’intrattenere la corte, per sei notti, inscenando, uno alla volta, i tabù biblici che saranno trattati nell’opera: fornicazione, incesto, adulterio, pedofilia, prostituzione e necrofilia, «reati criminali all’epoca dei fatti, peccati colposi in ogni tempo ».

Lavoro complesso e stratificato, visivamente sontuoso, Goltzius and the Pelican Company, dai toni ora ironici e grotteschi, ora drammatici e tragici, costellato di nudi e scene di sesso anche piuttosto esplicite, è l’occasione per Greenaway di parlarci di Eros e Thanatos («i soli aspetti non negoziabili dell’esistenza », come ci ha detto nel corso di un’intervista), del conflitto tra sesso e religione, della creatività dell’artista e del suo rapporto col potere, e dell’affermazione, in qualunque epoca, delle nuove tecnologie visuali come media per la veicolazione di contenuti erotici.

Sergio Lorizio

 

 

 

 

 

 

 

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