INDIANA JONES TORNA SU SKY: SPECIALE SULL’ARCHEOLOGO CULT DEL CINEMA

Dall’1 al 4 gennaio Sky Cinema dedicata al mito di Indiana Jones una programmazione speciale che ripercorre tutte le sue straordinarie e indimenticabili avventure

Cover-ciakRiscrivendo i canoni cinematografici attraverso le contro-regole della New Hollywood, di cui era uno dei massimi autori, il regista Steven Spielberg, all’alba dei colorati anni ’80, realizzò il suo desiderio di dirigere un film letteralmente grande e internazionale. Infatti, umanizzando il simbolo glamour e invincibile di James Bond, Spielberg si mise dietro la macchina da presa per portare sul grande schermo una delle più grandi icone della storia del cinema: Indiana Jones.

Oggi, a trentaquattro anni dalla sua prima apparizione in sala e a trenta dal suo primo passaggio sul piccolo schermo – come ricordava la storica cover numero 1 di Ciak nel 1985, dedicata al faccione di Harrison Ford in Witness, ma già alter ego del suo ruolo cult dalla frusta e il cappello – Indiana Jones torna in TV (e in alta definizione) grazia alla piattaforma satellitare Sky che, dall’1 al 4 gennaio, dedica un canale del suo pacchetto cinema proprio a Indy, riproponendo tutti e quattro i film del franchise, alterandoli ad uno speciale che ne ripercorre la storia.

Un’occasione imperdibile, dunque, per riassaporare l’icona sporca, nuda e cruda dell’archeologo a caccia di ”fortuna e gloria”, dal cuore grande e dal sorriso smargiasso che nacque dalla penna di George Lucas, intento a creare, dopo i primi due capitoli di Star Wars, la pellicola d’avventura per eccellenza che strizzava l’occhio ai miti del cinema anni ’30. Lucas, gli affibbiò così un Borsalino stropicciato in testa, una giacca di pelle, una Smith & Wesson e l’inconfondibile schiocco di frusta, gli diede il nome del suo cane, Indiana, e consegnò in mano dell’amico Steven la prima pellicola della serie: I Predatori dell’Arca Perduta.

Indiana-Jones-and-the-Raiders-of-the-Lost-ArkI Predatori, che è un frullato di humour, spettacolarità, horror e misteri oscuri, mette il Dottor. Henry Jones Jr. davanti ad un pubblico che lo acclama fin da subito, riuscendo nel 1981 ad essere il maggior incasso al botteghino statunitense. La platea ama Indy, apprezzandone lo stile irriverente e scanzonato, grazie anche al genio di Steve Spielberg che rimarca, nelle quattro pellicole della serie, tutto la sua voglia di stupire e intrattenere con un anti-eroe maschio, guascone, fiero e quanto mai umano. Talmente umano da spaventarsi davanti ai serpenti e prendersi un pugno in faccia da una donna lasciata anni prima. Indiana Jones, tra l’altro, diventa un ulteriore simbolo della guerra che Spielberg, nella sua filmografia, fa al nazismo, essendo Hitler e le sue armate i nemici comuni sia ne I Predatori dell’Arca Perduta che nel terzo film L’Ultima Crociata, uscito nel 1989. Ma prima dell’indimenticabile ”viaggio con papà”, Indiana Jones nel 1984 torna al cinema con una delle più grandi giostre di Spielberg: Indiana Jones e Il Tempio Maledetto. Un capitolo che è un prequel, ambientato nel 1935 a Pankot, in pieno colonialismo britannico. Jones si mette alla ricerca delle Pietre Sacre tra sacrifici umani, la dea Kali e bambini rapiti. Un altro annunciato successo per l’archeologo che, prima di prendersi una pausa fino al 2008, torna, per l’appunto, nel 1989 con Indiana Jones e L’Ultima Crociata, in cui c’è la ricerca del Santo Graal che, letta tra le righe, è anche la ricerca del rapporto con suo padre, interpretato straordinariamente da Sean Connery nel capitolo più divertente, affascinante e introspettivo della tetralogia.

teschio-di-cristalloDunque, dall’Arca Perduta a L’Ultima Crociata, e per tutti il ventennio successivo, il pacato professore universitario e contemporaneamente archeologo sprezzante del rischio, è stato l’indiscusso simbolo dell’avventura sul grande schermo, fino a rispolverare, nel 2008, adrenalina e giacca di pelle per Indiana Jones e il Regno del Teschio di Cristallo, dove incontra suo figlio (interpretato da Shia LaBeouf) e, addirittura, gli alieni.

Quattro film e, come se non bastasse, una serie TV, fumetti, libri e videogiochi per Indy, diventato un vero e proprio emblema per la generazione nata e cresciuta a pane e cinema d’avventura. Proprio al pubblico va il merito di non aver fatto sbiadire minimamente l’immortale tema di John Williams né le memorabili scene d’azione, tronfie e roboanti come Indiana Jones. Un personaggio leggendario che miscela coraggio, barba sfatta e sorriso sghembo: un mito che tutti noi avremmo voluto essere almeno una volta nella vita, sfidando come lui i pericoli e scegliendo la strada giusta con spregiudicata e ironica saggezza.

Damiano Panattoni

 

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