“L’ANOMALIA ITALIANA”: L’EDITORIALE DI PIERA DETASSIS

Logo Ciak In MostraCIAK IN MOSTRA – DA MESSINA A CALIGARI: IL PAESE VISTO DAL LIDO

DI PIERA DETASSIS

Per amor vostro
“Per amor vostro” di Giuseppe Gaudino

Parliamo, in chiusura, di cinema italiano, della sua anomalia, della strana, spesso disturbante libertà che ha mostrato al Lido. Va dato atto a Barbera di aver scelto per il concorso quattro film devianti, per nulla omologati. Li unisce la voglia di sperimentare, il tono squilibrato («No, non voglio più essere equilibrata », sussurra la Golino in Per amor vostro), lo sguardo che precipita nel passato (il doppio tempo di Sangue del mio sangue, gli anni Novanta di L’attesa, l’isolamento inattuale a Lampedusa dei protagonisti di A Bigger Splash), una certa tellurica follia, smossa da paesaggi quasi tutti sotto i bollori di un vulcano, dal film di Guadagnino a quelli di Messina e Gaudino. L’Italia vista al Lido cerca un’identità che ha perso, sembra dissociarsi da un presente che ristagna nella depressione, cercando conforto nella Passione, nella cristologia, e nei simboli religiosi. Insomma il cinema italiano visto a Venezia può dividere, ma certo non si accontenta, predilige l’anomalia, addirittura la commistione delle arti e degli stili, come il bianco e nero che diventa disegno, colore, animazione e gioca con il musical del sorprendente, talvolta indecifrabile, Gaudino. I nostri autori procedono con piglio verso la diversità, cercano lo stile oltre la parola, spesso si innamorano solo di questo e la voglia di visione prende il sopravvento, mentre precipita l’interesse verso lo storytelling, una qualsiasi parvenza di sceneggiatura. Par di capire che è una tendenza e come tutti i trend ha lati positivi – fa indubbiamente avanzare il pensiero e alza la barra della produzione artistica – e quelli negativi, perché rischia di confinare i film nell’ambito asfittico della categoria opera da festival. Sappiamo che è difficile raccontare questa Italia, ma è proprio per questo che il nostro film del cuore si conferma Non essere cattivo di Claudio Caligari, opera che il Paese di oggi lo fissa negli occhi, quelli tremendi e disperati dei bravissimi Luca Marinelli e Alessandro Borghi. E non molla l’osso, conficcato nella location da western sul litorale ostiense oggi dismesso per mafia, e mai, mai, si distrae dalle battute e dal senso e dalla storia, neppure quando si concede un tocco surreale. La sobrietà e la necessità di dire quel che va detto. E attori che dicono quel che va detto, come va detto. Punto. Ci resta questo di Caligari, un’eredità da raccogliere. Grazie alla redazione di Ciak in Mostra e a tutti voi che ci avete letto.

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