ROMAFF10: ”GRANDMA”, LE LIBELLULE DI PAUL WEITZ

Una nonna, sua nipote, un viaggio dalle mille sfumature e i ricordi che riaffiorano: Paul Weitz dirige e scrive il bellissimo Grandma, presentato alla Festa del Cinema di Roma nella sezione parallela Alice nella Città

GrandmaUna poesia, un racconto breve, un viaggio e pure un melodia, dolce, piccola, delicatissima. E sì, naturalmente anche un film, a tratti feroce, a tratti dolce, a tratti comico. Osservato tutto dalla macchina a mano, tremolante e discreta, del regista Paul Weitz. La pellicola in questione è Grandma, diretta, appunto, dall’autore newyorkese e presentata alla Festa del Cinema di Roma, sotto la sezione autonoma di Alice nella Città. «L’opera, in larga misura, è politica, sociale, intima e personale », ci ha riferito Weitz, quando lo abbiamo incontrato, «Parla di tre età differenti, e non ho pensato minimamente a quali risultati volevo raggiungere con il film, così ho voluto rompere gli stereotipi. L’orientamento sessuale e tantomeno determinate scelte non fanno certo una buona o una cattiva persona ». La storia? Talmente piccola – ma dai significati enormi – da poterla quasi tenerla in mano: una nonna gay, Elle (Lily Tomlin), una nipote adolescente incinta, Sage (Julia Garner), ed un viaggio che si conclude in una clinica per aborti, che nella sua dolorosa tragicità, riesce a (ri)avvicinare tre generazioni diverse. Grandma, dalla forte vivacità grammaticale, nei suoi 84 minuti ristretti e veloci, fa scorrere sullo schermo tante altre figure con il volto dell’ottimo Sam Elliot, di Marcia Gay Harden e di Judy Greer, fondamentali e teneramente imperfette, che si incrociano con la storia interpretata dalla giovane e bravissima Julia Garner (già vista in Sin City: Una donna per cui uccidere, sentiremo molto e ancora parlare di lei) e dalla strabiliante Lily Tomlin che, se conosciamo un po’ l’Academy, potrebbe candidarla (nemmeno poi tanto a sorpresa) come Miglior Attrice ai prossimi Oscar. Proprio sulla Tomlin, Paul Weitz ha lodato le sue doti umane, oltre che d’attrice: «Quando l’ho contatta per il ruolo, non le ho detto cosa le sarebbe aspettato. Perché, in parte, rispecchia la sua biografia. Di lei mi ha colpito, oltre che il suo essere un’eccellente attrice, anche una grandissima persona ».

GrandmaGrandma, che allo scorso Sundance è stato accolto da un tripudio, è un film intimo, però, all’interno dei suoi cinque capitoli (.ink, scimmie, l’orco, kids e libellule), è ricco di sfumature, sensazioni, emozioni. Già dal titolo che compare all’inizio: scritto minuscolo in Times New Roman, come un libro che è in attesa di essere stampato, dove le pagine sono impresse di ricordi che riaffiorano, colori pastello e vibrazioni che giocano sui punti e contrappunti femminili delle due grandi protagoniste. Una nonna che ha fatto a pezzi le sue carte di credito, che ha tatuato sul polso la compagna di una vita e che è talmente impaurita dall’amore da scacciarlo via. E poi sua nipote, dai grandi occhi azzurri e dai ricci chiari, colma di timori amplificati da una madre che strilla troppo e ascolta poco e che: «Deve e dovrà combattere per tutto », come ha dichiarato Weitz. Si completano le due, così vicine e così fragili, così forti da affrontare un viaggio che ha per meta la decisione più dolorosa di tutte, ma che comunque è, indiscutibilmente, una scelta senza declinazione alcuna. «Non ho costruito nessuno castello, ci sono cose su cui bisogna passare oltre. Il film è guardato e non diretto, così ho restituito intimità alla storia. Questo è il mio decimo titolo e volevo fare qualcosa di estremamente semplice ma pure fortemente emozionale », ha detto il regista. Infatti, Weitz, non giudica mai le parole o le azioni, non filtra le metafore del film e non interferisce mai, nemmeno con la musica (se non nel frammento finale), nei chilometri percorsi dalla macchina di queste due splendide donne. Libere come libellule, imperfette come una macchia di vino, forti come un motore d’epoca.

Damiano Panattoni

Nessun Articolo da visualizzare