WALTER SALLES: AMO IL CINEMA GRAZIE AD ANTONIONI E DE SICA

Un premio alla carriera è da sempre considerato un riconoscimento che giunge al termine di un percorso artistico, quasi a segnarne un traguardo simbolico, un punto d’arrivo. Il Festival di Roma, invece, ha una concezione tutta sua di questo riconoscimento, che si è affermata a partire dal primo Marc’Aurelio alla Carriera, assegnato nel 2012 a Quentin Tarantino.

«Assegnaree un premio alla carriera è una cosa difficile e complicata. È un riconoscimento che deve valere come un’indicazione del futuro del cinema » ha detto Marco Müller durante la cerimonia di premiazione. E quest’anno Roma ha scelto di indicare un «regista per il quale pensare il cinema è altrettanto importante che farlo »: il il regista brasiliano, classe 1956, Wlater Salles, autore – solo per citare i due maggiori titoli – di Central do Brasil e de I diari della motocicletta. A consegnare il Marc’Aurelio alla carriera è stato il regista pluripremiato a Cannes Jia Zhangke, protagonista del documentario di Salles presentato a seguito della cerimonia Jia Zhangke, un gars de Fenyang – una versione work in progress che verrà presentata nel suo taglio definitivo alla Mostra di San Paolo, ma che Salles ci teneva a portare a Roma, come piccolo dono a questo Paese cui deve tanto. «Per me ricevere un premio in Italia ha un significato molto particolare, è molto più importante che riceverlo in qualsiasi altra parte del mondo. Io ho conosciuto il cinema con Antonioni e me ne sono innamorato: so che se non ci fosse stato lui, se non ci fossero stati gli altri grandi registi italiani, la mia passione per il cinema si sarebbe esaurita. Se io sono qui è perché i film di Antonioni, De Sica, Rossellini, Pasolini e di tutti i vostri grandi registi hanno alimentato il mio amore per il cinema »

Pur essendo una cerimonia dove lui è il premiato il regista brasiliano non ha che parole di lode per gli altri, in primis il suo collega cinese per il quale nutre una stima incommensurabile «Sono onorato di ricevere questo premio da Jia Zhangke perché lui è per me il più grande cineasta di oggi. Quando ci ho parlato per la prima volta mi ha detto: “Ho imparato il senso dello spazio da Antonioni, quello del tempo da Bressons e l’importanza di includere nel cinema la vita reale da Hou Hsiao-hsien” Per me Jia Zhangke è un esempio perché nei suoi film non dimentica mai di includere la vita vera. È per questo che il suo cinema riporta il cinema al centro della discussione, restituisce al cinema quella capacità di vedere l’ampiezza e la complessità del mondo » Pieno di entusiasmo e di umiltà il regista brasiliano conclude ringraziando Müller eil Festival: «Auguro lunga vita a Marco, al Festival e a tutti voi che tenete viva la passione per il cinema ».

Flaminia Chizzola

 

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