C’è ancora domani, Paola Cortellesi: «Racconto le donne che nessuno ha mai celebrato»

La Festa del Cinema di Roma apre con Paola Cortellesi, applauditissima al suo esordio da regista

0
Paola Cortellesi
Paola Cortellesi al photocall di "C'è ancora domani" Foto: D'Avanzo Maurizio

«Avevo voglia di raccontare la vita di quelle donne che nessuno ha mai celebrato. Le nonne e le bisnonne che mi hanno raccontato storie incredibili, che si consumavano nel cortile, davanti a tutti. Ho voluto raccontare donne che sono sempre state considerate delle nullità. Loro stesse si consideravano tali. Erano inconsapevoli, perché così era stato loro insegnato». È una presa di coscienza tutta al femminile quella che Paola Cortellesi sceglie di raccontare nel suo esordio alla regia, C’è ancora domani, presentato oggi alla stampa come film d’apertura della Festa del Cinema di Roma 2023.

Foto: D’Avanzo Maurizio – Festa del Cinema di Roma. Photocall film C’è ancora domani – Francesco Centorame, Valerio Mastandrea,Paola Cortellesi,Emanuela Fanelli,Vinicio Marchioni,Giorgio Colangeli

Scritto «passo passo» insieme ai fedeli Furio Andreotti e Giulia Calenda, il film ci porta nella casa di una povera famiglia della Roma (in bianco e nero) del 1946. Qui seguiamo le vicende di vita quotidiana di Delia (Cortellesi), moglie del violento e chiuso Ivano (Valerio Mastrandrea), e madre di tre figli, tra cui una, Marcella, in procinto di fidanzarsi con il borghese Giulio (Francesco Centorame). Con loro vive anche il dispotico e allettato Sor Ottorino (Giorgio Colangeli), padre di Ivano. L’unico sollievo di Delia è l’amica Marisa (Emanuela Fanelli), con cui condivide momenti di leggerezza e qualche intima confidenza, tra cui il sogno di fuggire con un uomo buono e gentile (Vinicio Marchioni).

Nel film si alternano tre generazioni di uomini (suocero, marito e futuro genero), tutti accomunati da un filo: il non rispetto per le donne. Tema più che mai odierno e contemporaneo, sottolinea Paola Cortellesi: «Non c’è nulla di casuale in quello che abbiamo trattato. Abbiamo sbobinato gli atti processuali dei femminicidi e notato che la dinamica è sempre la stessa: svilire la donna e poi isolarla. E succede così ancora oggi. Sono stati fatti passi in avanti, ci sono leggi che sono state applicate, ma nella realtà il divario c’è e rimane». Per Mastandrea, a non cambiare è stato l’uomo, al contrario delle donne: «l’unica differenza tra ieri e oggi è che le donne odierne hanno più consapevolezza e più coraggio. Non è cambiato quello che trovano fuori. Le leggi non bastano, serve un lavoro culturale. Il cinema dovrebbe raccontare più uomini deboli, in modo tale che chi ci si riconosce, non ha paura a mostrarsi tale». Anche per Francesco Centorame, il problema è il retaggio culturale: «c’è problema d’identità sociale che è sottovalutato. Non vedo un reale interesse nell’educare al sentimento, al rispetto. Questa cosa fa paura».

Nonostante la gravità del tema, C’è ancora domani si colloca tra dramma e commedia. Un doppio registro che Paola Cortellesi e il suo team di sceneggiatori hanno sempre portato nella loro cinematografia. «È l’unico linguaggio che conosciamo – spiega Cortellesi -. Abbiamo sempre parlato di storie con una base drammatica. Pensate a Scusate se esisto o Come un gatto in tangenziale. In questo caso ci siamo domandati quanto potevamo spingere sul linguaggio ironico su un argomento così delicato. Questo non era un argomento all’epoca, era un dato di fatto, e come tale lo abbiamo trattato, come qualcosa di ordinario. E le cose che capitano ogni giorno non hanno un colore solo». 

Sulla Paola Cortellesi regista (che «sicuramente proseguirà, guai se non lo faccio!») fondamentale è stata la preparazione con i suoi attori. «Abbiamo fatto tre settimane di prove teatrali, cosa rarissima. È servito a me per la direzione ma anche a loro per tirare fuori dubbi e suggerimenti. Tutti hanno dato contributi preziosi che hanno migliorato il film».