Nuevo Orden, il Leone d’Argento di Venezia 77 di Michel Franco

Dal 15 aprile su IWonderfull la sconvolgente distopia messicana premiata a Venezia. Parla il regista: «Una rivoluzione positiva deve essere possibile, ma non so come»

nuevo orden

Sono passati sei mesi da quando il regista messicano Michel Franco, ritirando il Gran Premio della Giuria a Venezia 77. per il suo Nuevo orden (finalmente visibile, dal 15 aprile on demand su IWondefull.it e sul canale SVOD IWonderfull Prime Video Channel che inaugura lo stesso giorno proprio con questo film), esortò a intervenire sulle diseguaglianze sociali, per scongiurare il futuro mostrato nel film. Ma non sembra che, nel frattempo, qualcuno abbia ascoltato le sue parole.

«Penso proprio che le cose siano peggiorate», ha dichiarato il regista a Ciak, «Stiamo fallendo nel cogliere l’opportunità, dataci dalla pandemia, di costruire un mondo migliore. Anzi, ci stiamo muovendo nella direzione opposta, favorendo i ricchi, che se la caveranno senza molti problemi, mentre la gente povera e la classe lavoratrice in tutto il mondo soffrirà per anni le conseguenze economiche e sociali della pandemia».

Una disparità resa oggi ancora più evidente dal fatto che «le nazioni ricche ricevono prima i vaccini», e infatti «i messicani abbienti si recano negli Stati Uniti per essere vaccinati».

nuevo orden

Ed è proprio il Messico al centro del crudelissimo apologo narrato dal film. Dove la rabbia popolare verso i ceti privilegiati e la reazione autoritaria degli apparati governativi e militari portano a un’esplosione di violenza che travolgerà tutti.

Le ferite toccate da Nuevo orden sono così aperte che, in patria (dove il film è uscito il 22
ottobre), è stato già al centro di una singolare polemica, come ci ricorda il regista: «Molte
persone in Messico non avevano visto il film e sono saltate a conclusioni solo in base al
trailer!».

Alcuni, infatti, avevano letto in quest’ultimo una rappresentazione stereotipata delle classi e delle etnie presenti nel paese. Ciò tuttavia non ha impedito al regista (anche sceneggiatore,
montatore e co-produttore del film) di ottenere ulteriori riconoscimenti: dopo il Gran Premio della Giuria e il Leoncino d’oro a Venezia, anche il Premio Impatto al Festival di Stoccolma e il Premio José Maria Forqué al miglior film iberoamericano.nuevo orden

Un successo che proietta Franco (già autore di lungometraggi pluripremiati come Después
de Lucía e Chronic) tra i cineasti di punta della nuova leva messicana che ha segnato il
decennio scorso e si appresta a fare altrettanto con quello appena iniziato. Ma Nuevo orden
è un’opera destinata a dividere (ancora), soprattutto per l’assenza di un’alternativa
positiva tra ordine ingiusto e caos, che lo accomuna ad altri incubi partoriti dalla crisi
del neoliberismo (Joker e Parasite su tutti).

Non è (più) possibile, dunque, una rivoluzione che cambi il modo di vivere senza tradursi in
nuove brutalità e oppressioni? «Dobbiamo sperare che lo sia», dice Franco, «Ma posso
anche dirti che la rivoluzione messicana è stata molto violenta, molto sanguinosa fin
dall’inizio, e alla fine non ha cambiato le cose. Quindi dico che è possibile, ma il difficile è
capire come».Nuevo Orden

E il film, infatti, non vuole essere solo un avvertimento per il domani, ma anche una riflessione sulle tragedie di ieri. Parlando «non solo del Messico», ma anche, tra le altre
cose, «delle dittature in Sud America», e in particolare dello spettro ancora oggi (onni)presente di una «militarizzazione» della società: «È qualcosa che abbiamo imparato dal passato, ma in cui continuiamo a cadere».

A un anno dall’inizio della pandemia, siamo dunque più vicini al Nuevo orden del film?
«Speriamo di no», risponde Franco. «Vero è che oggi siamo più controllati di prima. Per una ragione giusta, essendoci la pandemia. Ma non credo che, quando questa sarà passata, tutti i controlli che sono stati instaurati verranno meno».

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