American Horror Story 6×02: un passo alla volta (RECENSIONE)

Abituati ai ritmi frenetici delle passate stagioni, dove la storyline di un personaggio si accavallava alle altre in pochi minuti di episodio, prosegue anche questa settimana la scia dello sbigottimento da prima puntata: Ryan Murphy e Brad Falchuk, infatti, hanno messo da parte i toni forti e smaccatamente accattivanti delle passate stagioni, puntando invece su un set, un’ambientazione e un cast decisamente minimale. O almeno questo è ciò che ci è parso anche alla visione del secondo capitolo di Roanoke, in cui peraltro, anziché azzardare l’introduzione di nuovi personaggi, abitudine invalsa nelle stagioni precedenti, il tempo a disposizione è stato impiegato in modo di gran lunga più proficuo indagando con sensibile accuratezza gli animi dei soli tre veri protagonisti: Shelby, Matt, e nondimeno Lee.

Persino un nome della portata di Lady Gaga, proposta in Hotel al pubblico quasi come (inadeguato) rimpiazzo di Jessica Lange, perno sul quale invece sono ruotate le prime stagioni, si è prestata ad un ruolo a dir poco marginale, relegando se stessa ad un’orribile figura dall’istinto cannibalesco nel buio della foresta, e comparendo sì e no per qualche frame alle spalle di un altrettanto indecifrabile Kathy Bates. Augurandoci che si tratti della cifra di questa sesta stagione, speriamo che una tale atmosfera dimessa in cui gli attori sembrano attenuare il loro incontestabile carisma mettendosi completamente al servizio dei contenuti dello show, prosegua come nel secondo così anche nei restanti otto episodi, regalando di conseguenza alla serie una nuova forma di originalità.

A proposito di originalità della forma, quella narrativa della docu-fiction, volta probabilmente a conferire all’insieme un briciolo in più di realismo, è ormai del tutto assodata; come assodato dovrebbe essere a questo punto, contrariamente a quanto aveva teorizzato il web in questi giorni, anche il fatto che i veri Shelby e Matt siano proprio quelli interpretati da Lily Rabe e André Holland: all’inizio dell’episodio, infatti, mentre la Paulson correva difilata nel bosco, è comparso un significativo avviso di “dramatic re-enactment” in sovrimpressione. Chiarito questo aspetto, l’episodio è stato strutturato alternando le vicende dei coniugi Miller, presi dalla necessità – esterna a loro – di capire che cosa abiti veramente la casa acquistata, e quella di Lee, magistralmente interpretata da Angela Bassett, che continua a fare i conti con se stessa e i contraccolpi del suo passato. La presenza della piccola attrice interprete della figlia ha poi non solo garantito l’opportunità di capire meglio il carattere segretamente insicuro della sorella di Matt, ma ha anche fornito il destro per numerosi momenti di tensione, intensificati dall’inquietudine che si genera quando l’ingenuità di un bambino ha a che fare con spiriti malintenzionati e soprattutto invisibili agli occhi dell’adulto.

Anche stavolta non sono mancati i topoi dell’horror: la porta della cantina non scorre mai silenziosa sui cardini, le scoperte più sinistre si fanno sempre in una botola nascosta nella foresta, e un vecchio telefono squilla sempre a notte fonda. Eppure tutto ciò, miscidato alle stuzzicanti notizie che ci sono state fornite sulla casa (vera protagonista tanto quanto gli acri di terra che la coronano attorno) continua a non guastare. L’appuntamento è dunque alla prossima settimana, nella speranza che gli ingranaggi proseguano a funzionare.

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