Rachel, l’amore ambiguo di Rachel Weisz e Sam Claflin: la recensione

Usa, 2017 Regia Roger Michell Interpreti Rachel Weisz, Sam Claflin, Holliday Grainger, Iain Glen, Pierfrancesco Favino, Poppy Lee Friar, Simon Russell Beale, Andrew Knott, Tim Barlow, Andrew Havill, Bobby Scott Freeman Distribuzione 20th Century Fox Durata 1h e 46′

Al cinema dal 15 marzo 2018

LA STORIA – Inghilterra, primi dell’Ottocento. L’orfano Philip Ashley cresce accudito e amato dal cugino Ambrose, un vero e solitario country gentleman. Recatosi in Italia per motivi di salute, immaginatevi la sorpresa generale quando Ambrose scrive di essersi innamorato in Toscana di una lontana cugina, Rachel (“non ha mai avuto bisogno di una donna!”), e di volerla sposare (“è radiosa, è buona, è la migliore delle compagnie”). Quindi la sua improvvisa morte, alimenterà in Philip torbidi sospetti, acuiti dal fatto che la misteriosa Rachel si appresta a raggiungerlo in Inghilterra nella villa. Ma chi è quella donna, una avventuriera spregiudicata e diabolica o una sventurata rimasta prematuramente vedova (e per giunta non è la prima volta)? Quando il giovane Philip finalmente la incontra, il suo turbamento si scioglierà quasi subito in passione, perché Rachel è bellissima, affabile, disinteressata e con quel tocco di cosmopolita anticonformismo capace di affascinare chiunque. Ma i sospetti, allontanati dal cuore, sono destinati a ritornare, foschi e divoranti più di prima.

L’OPINIONE – Non è la prima volta che il torbido Mia cugina Rachele di Daphne Du Marier viene tradotto in immagini. L’autrice tra le predilette da Hitchcock (La taverna della Giamaica, Rebecca la prima moglie, Gli uccelli) vide il suo romanzo (che pure molto avrebbe potuto incuriosire Hitch) trasformato in dramma psicologico con venature noir da Henry Koster nel 1952, con Olivia De Havilland e la rivelazione Richard Burton (tra l’altro pare che i due sullo schermo si detestassero senza nasconderselo).

Ora Roger Michell (che qui non sembra ma è stato l’autore di commedie a cuore lieto come Notting Hill e A Royal Weekend), curando scrupolosamente i dettagli e le atmosfere (guardate la differenza di descrizione tra la romantica ombrosa campagna inglese e la sensuale Toscana inondata dal sole come descritta dalla penna dei suoi ammiratori anglosassoni più rinomati da Foster a James), ne ha fatto attraverso le ambiguità della suspence e del mistero (qui il gioco del romanzo è che ci sono sempre due spiegazioni per ogni fatto!), una sorta di indagine del mondo sentimentale pre contemporaneo, dove le necessità materiali e gli obblighi dei protocolli sociali valevano di più di sentimenti e passioni che eruttavano a volte così in maniera persin maldestra.

Il merito degli attori, in un dramma thriller più ornamentale che trascinante, è quello di aver saputo condurre il gioco dei sentimenti come se fosse esso stesso un thriller, con Rachel Weisz, disarmante e quindi ambigua nel suo comportarsi sempre troppo limpidamente e troppo accortamente e Sam Clafin sbatacchiato qua e là da umori che la sua età (in effetti un po’ di discrepanza tra ruolo e aspetto si nota) non sa tenere sotto controllo, ora candida preda infatuata e generosa ora geloso e rabbioso sino all’involontaria crudeltà. Di contorno, Iain Glen (reso famosissimo da Il trono di spade) e Pierfrancesco Favino nel ruolo dell’italiano Enrico Rainaldi, amico di Rachel e curatore di suoi interessi.

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