TAKE FIVE

Italia, 2013 Regia Guido Lombardi Interpreti Salvatore Striano, Peppe Lanzetta, Salvatore Ruocco, Carmine Paternoster, Gaetano Di Vaio, Esther Elisha Produzione eskimo, Figli del Bronx, Minerva Pictures, Rai Cinema Distribuzione Microcinema Durata 1 h e 40′ www.takefiveilfilm.blogspot.it

In sala dal 

2 ottobre

Rapina a Gomorra city. Cinque male in arnese si organizzano per un colpo come solo nei film americani. Un idraulico indebitato, un fotografo ex rapinatore dal cuore malandato, un ricettatore in là con gli anni, un pugile squalificato a vita e una antica leggenda – depressa e impasticcata – della mala partenopea: incredibile, ma questo scalcagnato team riesce nel colpo giusto per finire dilaniato dalla camorra e dal proprio avido dilettantismo. Parte come un “soliti ignoti” od “operazione San Gennaro” e finisce – male come quasi ogni rapina ricostruita su schermo – come un Tarantino movie. Ovvero, dal realismo umoroso dei caratteri e dei quartieri popolari a un’astrazione quasi da pièce teatrale. Gli attori donano i loro nomi propri ai personaggi e magari i loro retroterra criminali, con l’eccezione di Beppe Lanzetta, unico professionista: qui l’attore/cantante/scrittore costruisce il mostruoso personaggio di Sciomen, criminale malato (non solo fisicamente) pronto a trascinarsi e trascinare nel suo psicotico abisso tutto quanto. Il titolo, ricorda il regista Guido Lombardi (suo il pregevole La-Bas, premiato a Venezia come opera prima nel 2011) è ripreso da un celebre brano jazz (di Dave Brubeck) e vuole connotare anche la struttura stessa del film, gangster movie e quindi opera collettiva e “armonica”, ma con spazio a tempo debito per gli a-solo dei protagonisti. E il finale col “triello” (un duello a tre), come ben sa chi lo ha goduto in Sergio Leone, Ringo Lam e Tarantino, non fa che ribadirne il carattere di stilizzazione fiction.

Ecco perché non dovete perderlo: Stilosissimo e ben congegnato (dote rara nel cinema di genere italiano). Non ha schivato la trappola dell’autocompiacimento (i ralenti insistiti e le inquadrature ardite!), ma ce ne fossero di altri polizieschi così all’interno della produzione nostrana tutta “vorrei ma non posso”.

 Massimo Lastrucci

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