The Lost City, la recensione

Un'amabile e divertente commedia d'avventura, condita da camei di qualità

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È un’annata, questa pre e post pandemica, nella quale il fascino dell’esotico e il senso d’avventura sembrano aver trovato un terreno molto fertile e soprattutto ben accolto. Se la coppia Blunt-Johnson aveva aperto le danze con Jungle Cruise, i successivi Red Notice e Uncharted hanno contribuito a delineare un sempre più preciso e rinato amore per il genere “caccia al tesoro”, nel cui ultimo tassello si inserisce The Lost City, dal 21 aprile nelle sale italiane con Eagle Pictures.

IL FATTO

Loretta Sage (Sandra Bullock) è una solitaria scrittrice di successo che ha trascorso la sua carriera scrivendo popolari romanzi d’amore e di avventure ambientati in luoghi esotici. Il protagonista dei suoi racconti è il bellissimo modello di copertina Alan (Channing Tatum), che nelle pagine di questi libri incarna l’eroe “Dash”.

Mentre è in tour, suo malgrado, per promuovere il nuovo libro con Alan, Loretta viene rapita e portata su una remota isola dell’Atlantico da un eccentrico miliardario, Abigail Fairfax (Daniel Radcliffe) convinto che lei possa condurlo al tesoro dell’antica città perduta, descritta così bene nel suo romanzo. Fairfax ha infatti scoperto che Loretta ha basato i suoi libri su una ricerca reale, portata avanti con il suo defunto marito archeologo.

Nel frattempo, però, Alan assiste al rapimento di Loretta, di cui è anche segretamente innamorato. Spinto dalla voglia di dimostrare a tutti che può essere un eroe anche nella vita reale, si mette in viaggio per salvarla, aiutato dall’assillante editrice di Loretta, Beth, e da Jack Trainer (Brad Pitt), un ex Navy SEAL diventato agente della CIA.

Coinvolti in un’epica avventura nella giungla, Loretta e Alan saranno costretti ad andare d’accordo per sopravvivere, ma soprattutto per trovare l’antico tesoro prima che sia perso per sempre.

L’OPINIONE

La storia di The Lost City nasce da un’idea del produttore Seth Gordon, presumibilmente preda di un attacco di nostalgia di fronte all’ennesima visione di All’inseguimento della pietra verde di Robert Zemeckis, da cui le premesse partono tutte. A modernizzare la formula sono stati chiamati in causa i fratelli Adam e Aaron Nee, che già avevano masticato il genere nel 2015 con la commedia indipendente, inedita in Italia, Band of Robbers (e che presto vedremo all’opera con il nuovo, già in partenza travagliatissimo, adattamento di Masters of the Universe). L’intento dei due registi e co-sceneggiatori è chiaro fin dai primi minuti: assumersi pochi rischi, costruendo un film che fa da perno sulla chimica dei due protagonisti.

Channing Tatum e Sandra Bullock rispondono senza alcuna difficoltà all’incarico: esperti navigatori di commedie, sanno entrambi cosa cercano i loro fan e giocano bene su questo aspetto, appoggiandosi ad un tipo di commedia fisica, goffa ma innegabilmente affascinante, in cui si muovono a loro agio, salvo alcuni momenti più farraginosi in cui si perde un po’ il filo della storia. Il film funziona nel sovvertire il tradizionale cliché della damigella in pericolo, soffermandosi, piuttosto, sull’evoluzione emotiva di Alan.

Buona la scelta dei personaggi di contorno, tra cui spicca un Brad Pitt esilarante, meritevole di uno spin-off tutto suo. Meno centrato, invece, il Daniel Radcliffe in veste da cattivo, personaggio stereotipato che funziona poco bene rispetto al resto del gruppo.

RASSEGNA PANORAMICA
THE LOST CITY