Wildfire – Recensione

L’esordio di Cathy Brady è una delle molte belle sorprese del cinema irlandese di questi ultimi anni. Tra i produttori l’italiana Tempesta Film

Wildfire torino film festival
Aidan Monaghan/WILDFIRE

Wildfire segna l’esordio nel lungometraggio di Cathy Brady, regista irlandese che si era già fatta apprezzare con la sua produzione breve. Il suo primo corto, Small Change fu in concorso al Sundance Film Festival nel 2010, mentre Wildfire è passato dal London Film Festival al Torino Film Festival, fino all’Irish Film Festival Silver Stream.

Brady è un talento, lo ha capito bene Carlo Cresto-Dina, molto attento al panorama indie, che ha inaugurato la Tempesta Film UK proprio con questo film. Le ha anche messo al fianco un montatore italiano, Matteo Bini, scelta azzeccata, perché irlandesi e italiani sono popoli affini e irrequieti, un corto circuito che può creare solo cose belle.

Wildfire è la storia di Kelly e Lauren

Sorelle segnate da una tragedia, il suicidio della madre quando erano bambine, trauma da cui non si sono mai riprese. In particolare Kelly, che vive da sbandata e che, dopo essere sparita per un anno, torna a casa per riallacciare i fili e dare un senso alla sua vita. Lauren ne verrà travolta, ma il legame sarà più forte di qualunque difficoltà.

Wildfire Torino film Festival

Brady unisce alla potente relazione uno spaccato dell’Irlanda contemporanea, nazione che ha sacrificato molte delle sue tradizioni in nome della prosperità economica di pochi, offrendo alle multinazionali un paradiso fiscale e lauti guadagni in cambio di lavoro per tutti. Sullo sfondo aleggia la Brexit e una nuova separazione forzata dall’Ulster, che rischia di distruggere tutti i progressi fatti negli ultimi vent’anni, con la firma del trattato del Venerdì Santo del 10 aprile 1998.

L’inquietudine e il senso di instabilità è concentrato nelle due protagoniste

Interpretate magnificamente da Nora-Jane Noone (Lauren) e Nika McGuigan, che infonde in Kelly una disperazione e un’irrequietezza tangibili e dolorose, intensità legata anche alla malattia che l’ha portata via pochi giorni dopo la fine delle riprese.

Cathy Brady racconta la loro storia con una scrittura notevole, accompagnata da scelte registiche mature e suggestive. La cineasta irlandese è una delle più interessanti rivelazioni del panorama europeo di questi ultimi anni. Speriamo che, dopo il passaggio in concorso al Torino Film Festival 2020, Wildfire possa trovare il suo spazio in un rivitalizzato mercato italiano post Covid.

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