Santa Croisette

Cannes 2018 - La presidente di giuria Cate Blanchett e i giurati ufficiali
Cannes 2018 - La presidente di giuria Cate Blanchett e i giurati ufficiali

Thierry Frémaux l’aveva detto: “A Cannes come in chiesa. In chiesa non si scattano foto, si prega. Qui si vedono film”. Sulla Croisette un po’ penitente, privata di selfie e Netflix scarsa di star iconiche che anche quando arrivano sono sobrie (Cate Blanchett ha rimesso l’abito Armani già usato nel 2014 ai Golden Globe), severa nei confronti della stampa che non deve chiedere mai (e soprattutto non scrivere male prima  del tempo) si attende in religioso silenzio il Miracolo, come nel nostro paese privo al momento di guida certa.

Cate Blanchett - Cannes 2018
Cate Blanchett

La quaresima vince, le donne ovunque dominano, nemiche giurate e globali ormai dei brutti pensieri. Women in motion, #Metoo, Time’s Up, Dissenso comune: ad ogni angolo di pagina o web ci siamo noi, le signore, a dettare le nuove regole, le feste spariscono (niente Vanity Fair, pochissimo sfarzo, qualche cocktail), forse perché luoghi di tentazione o perché non c’è più (o vola basso) la vasta genia dei Weinstein a pagarle.

Perfino le terrazze dei bar coperte e vista mare sono demolite da un nuovo regolamento comunale che vuole la Croisette come Dubai, allineata e omologata per il nuovo turismo. Un mondo scompare, disintegrato. Al suo posto si annuncia soprattutto sul versante Italia una ventata di spiritualità contro la bestialità (vedi Dogman). Miracoli veri e propri annunciati dal televisivo serial a firma Ammaniti, un promettente (fin dal titolo) Troppa grazia di Gianni Zanasi e Lazzari spirati al Vangeli di immensa e ingenua bontà nel film Lazzaro felice di Alice Rohrwacher. Un paese, il nostro, di Madonne rock che appaiono per lacrimare sangue e per comandare ribellioni contro la corruzione. E poi c’è papa Francesco che parla per mano di Wenders. Un mondo talmente giusto che minaccia perfino di diventare noioso. A Cannes come in chiesa, appunto.

Il cast di Leto

IL MIRACOLO RUSSO L’abbiamo aspettato (non molto), l’abbiamo trovato. Il Miracolo esiste. Arriva di prima mattina, come una Sacra Icona, con il travolgente film in bianco e nero del russo Kirill Serebrennikov, Leto. Leningrado nei primi anni ’80, band alternative realmente esistite, la vita tra cantine, censura già allegra, amori malinconici ma forti. E musica, tanta musica. Con le citazioni di Blondie, Lou Reed (Berlin, soprattutto), i Velvet Underground, David Bowie, Iggy Pop, T-Rex. Il sogno dell’Ovest libero, l’incanto delle spiagge d’estate, la sbronza come rito collettivo, di vita, per essere altrove. E un angelo narrante, che divide finzione da realtà. Vite brevi, sospese tra il vecchio socialismo ormai a pezzi e il sogno della Grande Russia.

Serebrennikov non c’è perché è agli arresti domiciliari, accusato di frode in modo probabilmente del tutto strumentale. Putin non ha perdonato la sua arte trasgressiva, eppur popolarissima, soprattutto a teatro. Qui a Cannes il grande regista parla per procura. Ma i brani di musical ridisegnati sul bianco e nero in animazione con arte graffittara sono fra le cose più belle, romantiche e gioiose che abbiamo visto negli ultimi tempi. Una riflessione sull’arte, la libertà, l’amore, la giovinezza che dura un soffio. Un film da antologia, in cui l’ombra della vera vicenda di Kirill è visibile in ogni respiro, in ogni scorcio. Romantic Punk e non solo. Una storia della Russia moderna, prima della caduta del Muro, che non ha bisogno di didascalie per mostrare ferite e mutazioni. Ma solo di meravigliose canzoni ironiche e un po’ tossiche.

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