Fantasia 25: Agnes, recensione del film di Mickey Reece

Un film di possessione anomalo da un regista indie assolutamente da scoprire

Agnes fantasia 25

Mickey Reece è un regista assolutamente da scoprire. Autore davvero indipendente, gira in grande velocità mantenendo un livello molto alto della messinscena e con un linguaggio cinematografico personale, essenziale ed efficace. Nella sua carriera, composta da oltre 25 lungometraggi, ha spaziato in tutti i generi, prediligendo racconti in cui crea una tensione costante e disturbante, senza però mai andare alla ricerca del facile effetto. Agnes ne è un lampante esempio.

Agnes, la trama

Una giovane suora sembra essere posseduta da un demone, la madre superiora del suo convento avverte subito le autorità ecclesiastiche che mandano un anziano prete esorcista malvisto dai suoi superiori e un giovane di belle speranze in procinto di prendere i voti.

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I due si troveranno di fronte alla necessità di praticare un esorcismo, ma più che Agnes, l’oggetto dell’interesse del Maligno, a essere sconvolta dall’accaduto è la sua amica Mary, che decide di lasciare il velo e tornare alla vita normale. Che tanto normale non sarà.

Horror, ma non solo

La trama horror, appoggiata a un sottogenere classico come la possessione, è in realtà un intelligente sotterfugio per raccontare una contemporaneità fatta di solitudini, incertezze e demoni ben più reali di quelli che la chiesa sconfigge con le croci e l’acqua santa.

Agnes è un’opera intimista

Ed esistenzialista, nel più puro spirito del cinema indie, ma anche del genere, affrontato sfruttandone le sue potenzialità migliori in ambito sociale. Grazie a una scrittura equilibrata, che fonde alla tensione una buona dose di umorismo, Reece fa del film un oggetto cinematografico anomalo e interessantissimo.

Ottimo il cast

A partire dalla brava Molly C. Quinn nei panni di Mary, per passare a Ben Hall, il disilluso e cinico anziano esorcista, e infine Jake Horowitz, già protagonista dell’ottimo The Vast of Night e che qui nei panni del giovane sacerdote regala un monologo finale notevole per interpretazione e spiazzante e illuminante per il contenuto.

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