5 NUOVI SPOT CINEFILI PER LA SICUREZZA STRADALE DALLA FONDAZIONE ANIA

Lo spot Non uccidere, ispirato ad Arancia meccanicaUn gruppo di ragazzi ubriachi, lanciati a folle velocità su un’auto, sulle note della Gazza ladra di Rossini come i “drughi” di Arancia Meccanica: li vediamo sullo schermo, e finirà in un’altra tragedia della strada come troppe volte accade anche nella vita reale. La sequenza “kubrickiana” fa parte di uno dei cinque nuovi spot della Fondazione Ania per la sicurezza stradale, ispirati ai Dieci Comandamenti e con un’anima cinefila, pensati per la sala, la tv e il web (sono visibili sul sito http://www.fondazioneania.it). Con tanti volti noti: nello spot Onora il padre e la madre i genitori di un ragazzo che guida senza prudenza il motorino sono Enrico Lo Verso e Livia Vitale. In Non desiderare la donna d’altri Alessio Boni si distrae al volante rispondendo al telefono all’amante, proprio mentre in auto ci sono moglie (Karin Proia) e figlio.

Ania locandinaAnia locandinaÂ«È la sesta campagna nazionale della fondazione Ania, quinta sugli spot televisivi », spiega Emanuele Laurenzi della fondazione Ania. «Il nostro obiettivo è trovare sempre un modo per diffondere la cultura del rispetto delle regole della strada e di creare movimento culturale per capire che, nel momento in cui ti metti al volante, devi pensare solo a guidare: via le distrazioni e gli atteggiamenti che possono deviare da un corretto stile di guida ». Per concepire i nuovi spot Ania è partita quindi dalla “regola delle regole”, i Dieci Comandamenti: «Al di là dell’aspetto religioso, i Dieci Comandamenti sono regole riconosciute a livello universale », dice Laurenzi. E se negli ultimi due anni le campagne Ania erano firmate da Oliviero Toscani, con impostazione quindi più fotografica, quest’anno Ania ha cercato un legame forte con il cinema: il riferimento al Decaologo di Krzysztof Kieślowski è stato immediato: «Si può fare comunicazione sociale anche attraverso l’arte del cinema. I nostri spot sono stati trasmessi per un mese nelle sale gestite da Rai, The Space-Moviemedia e Uci Cinema, poi siamo passati in televisione, e ora proseguiamo sul web ».

Gli spot sono stati affidati a Mad Dogs Film, ovvero a un duo di giovani registi, Gianluca Minucci e Ian Degrassi, che lavorano tra l’Italia e gli Stati Uniti, a loro agio col cinema di genere. «Volevamo cinque spot legati da un fil rouge ma diversi fra loro per stili, linguaggio e anche per gli eventuali fruitori ai quali si rivolgono », spiega Minucci. «Onora il padre e la madre per esempio è molto neorealista, si rivolge a un pubblico anche adulto, come la madre di famiglia. Non uccidere invece richiedeva un linguaggio più pirotecnico e giovane: ci siamo ispirati ad Arancia Meccanica. Gli spot sono una metafora del codice della strada in chiave Decalogo, ognuno con un archetipo: la famiglia, il tradimento, il ladro ».
Ian Degrassi e Gianluca MinucciMinucci e Degrassi stanno lavorando al loro primo film, Chimeras, ampliamento di un bel mediometraggio, molto “americano”, tutto girato negli Stati Uniti, in California, dalle parti del Parco Nazionale di Joshua Tree, con le musiche di Antony Partos, compositore per I film di David Michôd Animal Kingdom e The Rover, e attori importanti: Kevin J O’Connor (già visto in Il Petroliere e The Master), Michael Ironside (Top Gun, Atto di Forza), Chris Coy (The Walking Dead). «Lavorando lì abbiamo scoperto un mondo americano fatto di grande disponibilità: non c’era molto budget, ma siccome la gente si è innamorata del nostro progetto hanno accettato di lavorare per due lire ». Minucci e Degrassi lavorano con in mente il cinema dei fratelli Coen, di Paul Thomas Anderson, ma anche i Dardenne, Haneke. Ma perché il salto negli Stati Uniti? «Un po’ per coincidenze della vita, un po’ ambizione folle. Gianluca ha vinto una borsa di studio per la UCLA: è stato il pretesto per poter scappare dall’Italia. E da lì c’è stato l’approccio americano, diversissimo. Abbiamo cercato subito di fare quello che ci piaceva: un film di genere, su un set set tipicamente americano come il deserto, una storia cupa dalle tinte fosche, cosa che in Italia si fa raramente. Il film però avrà anche una sensibilità europea, un po’ di melodramma: è la storia di un uomo che vuole vendere suo figlio, ma che si riscopre padre nel momento in cui sta compiendo il gesto terribile ». Insomma, un tentativo di compenetrazione: «Cerchiamo di unire il nostro background di formazione italiana con il gusto cinematografico americano ».

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