“BLACK SEA”: JUDE LAW TORNA IN UN THRILLER SOTTOMARINO

«Quasi tutti i film sui sottomarini sono bellici e quando sono stato contattato dal regista Kevin MacDonald perché voleva girare un film di ambientazione subacquea abbiamo pensato ai film degli Anni Settanta e Ottanta che erano pensati per un pubblico adulto ma avevano anche un respiro avventuroso ». Così lo sceneggiatore Dennis Kelly, ospite del Noir in Festival di Courmayeur, descrive Black Sea, in cui Jude Law è un comandante di sottomarini licenziato dalla sua società, che decide di mettere su un equipaggio per andare a cercare un sommergibile nazista carico d’oro arenato sul fondo del Mare Nero. La pellicola include molti riferimenti al cinema di genere (da Caccia a Ottobre Rosso ad Alien, solo per citarne un paio) con un’ispirazione che non diventa mai citazione evidente, e riesce a tenere la platea incollata alla poltrona per vedere come andrà a finire il gioco al massacro tra l’equipaggio spinto dalla cupidigia. «A me sono sempre piaciute le storie in cui risalta l’ambiguità morale dei personaggi ed è per questo che nessuno nel film è davvero schierato dalla parte del bene o del male », continua Kelly, «e penso di essere stato scelto perché in alcuni lavori teatrali precedenti mi ero occupato di raccontare la claustrofobia, un tema perfetto per un sommergibile ». Il sottomarino che si vede sullo schermo è reale, è stato trovato in Scozia e vi sono state girate la maggior parte delle scene, anche sottomarine, con un minimo intervento digitale. Il film funziona anche grazie al cast di volti minacciosi e poco conosciuti dell’equipaggio composto da inglesi e russi e grazie a un convincente Law che, rivela Kelly, «per quattro mesi si è preparato ingrossando il suo fisico e abbassando il timbro della sua voce per renderla più minacciosa ».

Marco Consoli

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