CIAK D’ORO 2015: LA CRONACA DELLA PREMIAZIONE DEL NOSTRO LETTORE

Di Giacomo Lamborizio, lettore di Ciak!

Ogni premiazione è un rito, e come tale non può esimersi dal seguire un fluire predefinito, una sua liturgia pagana. Per questo ogni premio deve sforzarsi di lavorare sulle variabili, personalizzare i contesti più che la sostanza. I Ciak d’Oro 2015 hanno una peculiarità anagrafica e una di contesto. I premi assegnati da 100 critici cinematografici e dai fedeli della più letta rivista italiana di cinema sono giunti alla Trentesima edizione: nel 1986 trionfarono Speriamo che sia femmina, di Mario Monicelli e, Miglior regia, Sogni d’oro di Nanni Moretti, in un accostamento di talenti e generazioni significativo con il senno di poi. E poi il contesto: dove festeggiare un anniversario così importante se non nella culla dell’industria cinematografica italiana, Cinecittà? A pochi passi dal Teatro 5 caro a Fellini, in una piazza ricostruita della Firenze medioevale, come un gioco di scatole cinesi che racchiudono le matrici generative della nostra cultura.

Andare a Cinecittà oggi è un gesto forte, un ricordo e un programma, un “premio alla carriera futura” come Paolo e Vittorio Taviani hanno giustamente sottolineato. La scenografia esalta l’intimità da festa di amici dell’evento, in cui la direttrice Piera Detassis chiama via via in cima alla scalinata che domina la corte i protagonisti della serata. Protagonisti di un cinema che, come nella durata sempre messa in discussione ma irrinunciabile e decisiva del luogo che li ospita, guarda avanti e vive nella consuetudine e nella compresenza di un passato condiviso. Così si alternano e dialogano i venerabili maestri, dai Taviani a Fulvio Lucisano a Ermanno Olmi i cui figli ritirano premi importanti (Produzione e fotografia) per Torneranno i prati; e il cinema più giovane o “nuovo”, da Noi e la Giulia di Edoardo Leo agli esordi di Duccio Chiarini e Eleonora Danco, fino ai ragazzi del Cinema America Occupato, che stanno riempiendo di cinema le vie di Roma.

Ma a farla da padrone nel palmares sono le generazioni di mezzo, quelle reduci da riconoscimenti importanti: Paolo Sorrentino, che ritira il CIAK D’ORO GRANDI PROTAGONISTI DI 30 ANNI DI CINEMA schermendosi “io faccio cinema solo da 15 anni”; Nanni Moretti al dodicesimo premio e accompagna le donne del suo Mia Madre. Ma soprattutto Mario Martone che trionfa con Il giovane favoloso e forse non avrebbe potuto esserci scelta migliore: un film che parla dell’oggi ridando voce e forza al pensiero di un gigante come Leopardi, un cinema di durata che parla una lingua universale, modernissimo e classico insieme, eretico come il suo protagonista. E, non pare proprio un caso, girato anche nello stesso cortile che ha accolto gli ospiti di Ciak.