COSA RESTERÀ DEL FESTIVAL DI CANNES 2015

Un sapore di ruggine e ossa…
di Luca Barnabé

Michel Franco, miglior sceneggiatura per Chronic
Tim Roth con Michel Franco, miglior sceneggiatura per Chronic

Lo ricorderemo come l’anno in cui l’Italia avrebbe meritato qualcosa e non ha vinto niente. Per il totopalma ci chiedevamo a chi sarebbe toccata dei tre autori nostrani. E invece il verdetto di una giuria, a dir poco eccentrica, ha decretato altri vincitori, anche per i premi “minori”.

Quest’anno Garrone-Moretti-Sorrentino hanno fatto film migliori dei francesi (Jacques Audiard a parte) ma non hanno ottenuto nessun riconoscimento. Con metafora sportiva: avrebbero meritato di salire sul podio. Poco male. Restano i film, potenti, visionari, pieni di idee, a differenza della maggior parte dei transalpini in conocorso.

Di Cannes 2015 (o come si è scritto sui social “2105” con un errore diffuso, poi consapevole) resterà, oltre all’amarezza, anche la consapevolezza di un cinema italiano capace di sorprendere e di farsi apprezzare dalla critica di tutto il mondo.
Per il resto ci hanno colpito lo charme di molte dive e divi sulla Croisette, l’umorismo di Michael Caine, Vincent Cassel e Benicio Del Toro, la visionarietà di Hou Hsiao-Hsien, Audiard e Laszlo Nemes, molti lavori visti alla Quinzaine (Desplechin e de Aranoa).

L’ultimo divo che abbiamo intervistato è stato Tim Roth, protagonista di Chronic di Michel Franco. Roth è una vera forza della natura. Simpatico, mai banale.
«Il cinema, la critica e la discussione sulle opere cinematografiche », racconta Roth, «mi appassionano più della storia dei tacchi alti sul tappeto rosso… Curiosa la tabella di marcia di voi giornalisti di cinema: commenti sui tappeti e interviste tutto il tempo a noi altri divi wankers (masturbatori, nda). Come fate? ».
Dateci più stelle come Roth!

 

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