IL CASO VILLENEUVE

Denis Villeneuve e una precisa idea di un cinema che non dà tregua, da Prisoners a Enemy sino a Sicario. Aspettando Blade Runner 2.

Nella sua carriera, il regista canadese Denis Villeneuve è riuscito a ottenere un notevole numero di estimatori, diventando uno degli autori del nuovo millennio più apprezzati dalla buona cinefilia: da La donna che canta – dramma dedicato ad una famiglia segnata dagli orrori della guerra in Medioriente – fino a Enemy – torbida ma affascinante riflessione sul tema del doppio, rimasta inedita in Italia – passando per le inquietanti atmosfere thriller di Prisoners, il suo cinema teso e palpitante è caratterizzato da un’attenzione particolare alle dinamiche psicologiche dei personaggi, sottilissime, rivelando una sensibilità inedita per il cinema di genere a cui si è abituati, dai toni solitamente meno sfumati e raffinati.

Jake Villeneuve Sicario, ultima tappa di un viaggio iniziato nel 1994 e in arrivo il 24 settembre anche nelle sale italiane, rappresenta una parziale inversione di rotta: scompaiono completamente intellettualismi, citazioni colte e riflessioni esistenziali, per far posto a un cinema più duro e violento, diretto, radicale. «Se pensavo di arrivare fino qui? », ha commentato la veloce ascesa degli ultimi anni Villenueve «Assolutamente no, non pensavo sarei mai andato a Hollywood a girare film, pensavo che se fossi finito là mi avrebbero chiesto di fare cose come Una bionda in carriera 5. Ma non avevo un piano, nessuna strategia, solo l’intenzione di fare solo film che mi interessavano, anche a costo di farli con pochi dollari ». E Sicario continua su questa linea, un poliziesco classico, che potrebbe essere stretto parente dei film dell’ispettore Callaghan per quanto riguarda la raffigurazione di un mondo di squadre speciali composto da esercito militare, CIA e agenti della FBI, che non concede mezze misure, disposto a superare i limiti della legalità pur di raggiungere i propri obiettivi. A tal proposito, la protagonista Emily Blunt è l’unica donna in un mucchio selvaggio, dapprima confusa e spaesata, poi fragile e inerme, nonostante il suo desiderio di rispettare i protocolli, di appellarsi alle buone maniere. Ma «questo è un mondo di lupi » le ribadisce Benicio Del Toro, nei panni di un mercenario senza scrupoli, disposto a tutto pur di vendicarsi dell’uomo che gli ha sterminato la famiglia. Risulta, così, piuttosto palese la contrapposizione tra la brutalità dell’atteggiamento maschile, totalmente privo di scrupoli, e quello femminile, pavido e inevitabilmente schiacciato dai meccanismi di un’umanità animalesca e glaciale.

PRISONERSPresentato lo scorso maggio in Concorso all’ultimo Festival di Cannes, prima della sua proiezione il film era considerato dai bookmakers tra i favoriti per la vittoria finale. I riscontri della critica, però, sono andati di pari passo con quelli della giuria presieduta dai Coen, che non hanno mai preso in considerazione Sicario per l’assegnazione di un premio. Dev’essere stata proprio la totale mancanza di riabilitazione del personaggio della Blunt a spiazzare la benpensante compagine di Cannes: per la sua cupezza e drasticità, Sicario può essere considerato il terzo tassello di un’operazione di attualizzazione del poliziesco nella sua dimensione più disperata e pessimista, ideale proseguimento di The Counselor di Ridley Scott e della seconda stagione di True Detective. Finalmente, ecco il cinema che ci meritiamo. Adesso però per Villenueve arriva la sfida più rischiosa: dopo lo sci-fi Story of your life con Amy Adams, tra pochi mesi inizierà le riprese di Blade Runner 2, con Harrison Ford che ha già detto sì al progetto. «Ma ho la benedizione di Ridley Scott, che reputo un maestro, quindi sono piuttosto tranquillo ». Staremo a vedere.

Emiliano Dal Toso

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