“L’ATTESA”: LE SUGGESTIONI DI PIERO MESSINA

CIAK IN MOSTRA: IL BELLO DE L’ATTESA 

È l’immagine. Ispirato da La vita che ti diedi di Luigi Pirandello, L’attesa innanzitutto si segnala come produzione italo-francese (fatto che una volta era usuale oggi molto meno), ambientata in una Sicilia centrale forse folkloristica ma visivamente affascinante (dai mosaici di Piazza Armerina, alle sequenze su un lago, alla processione di Pasqua in paese). La fotografia (Francesco di Giacomo) inquadra e illumina, mentre la regia di Piero Messina (tanti cortometraggi premiati nel carniere e questo debutto un po’ lo rivela) cerca simbologie, enigmi e suggestioni anche in tante bizzarrie e piccole originalità (un materassino che vola al vento, pregevoli sequenze subacquee, una Madonna impacchettata di cui si vedono solo le mani giunte). A Juliette Binoche e alla giovane emergente Lou de Laâge (Respire e una Anna Karenina tv), più Giorgio Colangeli ottimo comprimario, il compito di gestire un dolorosissimo dramma (alla base, un lutto improvviso) colorato da enigma psicologico.

Massimo Lastrucci

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Ph. Piermarco Menini

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