OSCAR 2016, LA NOTTE DI LEO E MORRICONE: IL COMMENTO DA LOS ANGELES

DiCaprio ecologista anche con in mano la sua prima statuetta, la semplicità del grande Ennio Morricone, la nuova stella Brie Larson e il mancato Oscar a Sly: ecco cosa si dice di questi Academy Awards a Los Angeles

DI MARCO GIOVANNINI

Leonardo DiCaprio Oscar«Il clima cambia molto velocemente per il riscaldamento globale, non ci si può distrarre » ha detto il grande ecologista Leonardo DiCaprio che per preparare il discorso di ringraziamento per il suo primo, sudato Oscar di The Revenant-Redivivo (ci ha potuto pensare per 22 anni, a partire dal 1994, quando fu nominato per Buon compleanno Mr. Grape).

Il clima cambia, e il cinema? L’ Oscar numero 88, a cui hanno partecipato 305 diversi film,  ha offerto poche sorprese e molte conferme, a cominciare dal premio, finalmente, a Ennio Morricone.

La cosa più inaspettata è semmai l’Oscar mancato di Sylvester Stallone, premiato invece ai Golden Globes. Malgrado la simpatia per il vecchio caro amico Rocky la trasformazione di Mark Rylance nell’agente del KGB russo di Il ponte delle spie è stata così eccezionale, che c’è poco da eccepire. Rylance, 56 anni contro i 69 dì Stallone, è uno di quei grandi attori teatrali che di solito vengono definiti “best kept secret”, e che all’improvviso qualcuno porta alla ribalta fra lo stupore degli spettatori cinematografici. Non ha guastato certo che quel qualcuno, che prima l’ha scelto  e poi diretto, si chiami Steven Spielberg i cui film, complessivamente hanno ottenuto 128 nomination all’Oscar.

L’Oscar a Il caso Spotlight, è invece una sorpresa relativa. Mesi fa, prima che Revenant-Redivivo cominciasse a vincere tutto, era proprio Spotlight il favorito. È un bel film, solidamente costruito, su un tema serio e purtroppo attuale, pedofilia e preti, e ha la struttura di certi film di denuncia degli anni andati. Quanto tempo era che non si vedeva un intero team di giornalisti, onesti, professionali, incorruttibili, guidati solo dal desiderio di servire il pubblico, inseguire la verità e smascherare i colpevoli?

Ennio Morricone OscarIñárritu si può consolare con l’Oscar alla regia di The Revenant- Redivivo, secondo consecutivo dopo quello di Birdman o (L’imprevedibile virtù dell’ignoranza); c’erano riusciti solo John Ford (Furore,1940, e  Com’era verde la mia valle, 1941) e Joseph L Mankiewicz (Lettera a tre mogli, 1949, Eva contro Eva, 1950). Mettendoci anche i tre consecutivi del suo direttore della fotografia Emmanuel Lubezki detto Chivu (vinse tre anni fa con Gravity di Alfonso Cuaron), c’è stato un sorprendendente dominio messicano, che non deve aver fatto piacere a Donald Trump, che sogna muri più alti fra i due paesi. Forse per impedire a filmmaker stranieri di soffiare tanti Oscar a quelli americani. A Trump saranno fischiate le orecchie, perché in tanti lo hanno evocato, anche senza nominarlo per nome (“quel miliardario”, ha detto a un certo punto Chris Rock).

È sicuramente nata una stella, Brie Larson, al trentesimo premio della sua straordinaria stagione (il ventinovesimo era stato, il giorno prima, l’Indipendent Spirit Award). Ha solo 26 anni, e le ultime ventenni a vincere un Oscar erano state Jennifer Lawrence, Hillary Swank e Gwyneth Paltrow. Se c’è un pericolo è proprio che venga etichettata come la “nuova Jennifer Lawrence”, che ha un anno meno di lei, e non si vede proprio perché dovrebbe necessitare già di una erede. Le ha accomunate fra l’altro una incredibile coincidenza, i nomi dei loro personaggi: Joy Newsome detta Ma per Brie in Room, Joy Mangano per Jennifer in Joy. Contando che in sala c’era anche quella vera, e che in Inside Out una delle emozioni protagoniste era l’antropomorfizzata Gioia, come colonna sonora della serata ci sarebbe stato bene l’Inno alla gioia di Beethoven, che fa parte della sua Nona sinfonia.

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La polemica #OscarSoWhite sul Los Angeles Times di ieri

Morricone, 87 anni,  ha disarmato tutti oltre che col talento  con la sua semplicità. Era già una leggenda, ma ora è anche ufficialmente il più vecchio vincitore di un Oscar (prima era Christopher Plummer a 82 anni). E George Miller ha potuto festeggiare con ben 6 Oscar tecnici quell’appassionante e folle epopea che è stato il suo film Mad Max- Fury Road.

Il tema dominante della serata è stato ovviamente l’Oscar “sbiancato”, alla maniera di un dentifricio (in mattinata il Los Angeles Times aveva dedicato una intera pagina a fumetti al tema, intitolandola con un paradossale: “Cosa accadrebbe se dessero i premi, e nessuno si presentasse…eccetto magari Leo?”)

Anche Chris Rock ha preferito usare l’arma del sarcasmo piuttosto che quella della polemica diretta. Impagabili le clip in cui ha infilato improbabili attori neri, in ognuno dei film candidati. Mancano cifre esatte, ma almeno la metà dei presentatori della serata erano afroamericani. E se domani si scatenasse il boicottaggio dei presentatori bianchi?

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Guarda i fumetti del Los Angeles Time sulla polemica #OscarSoWhite

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