“SUFFRAGETTE”: INTERVISTA ALLA SCENEGGIATRICE ABI MORGAN

Malala, Kathryn Bigelow, il piccolo (grande) schermo e tutta la forza delle donne: ecco cosa ci ha raccontato Abi Morgan, sceneggiatrice di Suffragette

    Il cast di Suffragette. In alto da sinistra a destra: Sarah Gavron, Helen Pankhurst, Laura Pankhurst, Alison Owen; in basso: Abi Morgan, Anne-Marie Duff, Meryl Streep, Carey Mulligan, Helena Bonham Carter, Faye Ward.
Il cast di Suffragette. In alto da sinistra a destra: Sarah Gavron, Helen Pankhurst, Laura Pankhurst, Alison Owen; in basso: Abi Morgan, Anne-Marie Duff, Meryl Streep, Carey Mulligan, Helena Bonham Carter, Faye Ward.

L’appuntamento è in uno degli alberghi più eleganti di Torino, ancora in subbuglio per aver ospitato, la sera precedente, nientemeno che Madonna. Infatti, mentre attendiamo Abi Morgan, sceneggiatrice di Suffragette (ma anche di Shame, The Iron Lady e di alcune serie TV inglesi come River e The Hour), film diretto da Sarah Gavron, interpretato da Carey Mulligan, Helena Bonham Carter e Meryl Streep (nelle sale dal 3 marzo), ragioniamo che, molto probabilmente, senza la lotta portata avanti agli inizi del ‘900 da un gruppo di caparbie donne, non avremmo avuto oggi né Madonna né la stessa Abi Morgan. Perché, come raccontato nel film, l’indipendenza fisica e di pensiero, l’emancipazione e l’affermazione personale di una donna, sono passati attraverso anni di battaglie – che, in un certo senso, continuano ancora oggi -, di rivoluzioni, di fermento. Ed Abi Morgan durante l’intervista ci dice a che punto è la situazione femminile – nel cinema come nella vita – e quali sono, secondo lei, le suffragette di oggi. Tutte, a loro modo, indispensabili e coraggiosissime.

Durante le riprese di Suffragette, che rapporto aveva con la regista Sarah Gavron? Era presente con lei sul set?
Sarah, io e la produttrice Alison Owen avevamo già lavorato in un film del 2007, Brick Lane, quindi ci conoscevamo bene. È stato un processo lungo, e siamo state entrambe implicate nella scrittura, nel filmare e nel montare. Solitamente quando sei uno sceneggiatore sei coinvolto solo nella scrittura, ma Suffragette mi ha ricordato quanto sia bello prendere parte ad ogni fase della produzione.

Come sceneggiatrice, cosa pensa della donna nell’industria cinematografica attuale?
Siamo in un punto di svolta. Il discorso su il coinvolgimento delle donne dietro e davanti la macchina da presa è molto attuale e basta guardare gli ultimi, migliori film per capire che solo il 4% è diretto da donne. La discussione sulla femminilità, ma anche sulle discrepanze razziali, è importante, perché porta a galla quello che un’industria – e nello specifico il cinema – dovrebbe rappresentare.

Abi Morgan e la regista Sarah Gavron alla première di Suffragette
Abi Morgan e la regista Sarah Gavron alla première di Suffragette

Abi, quali sono secondo lei le suffragette di oggi?
Malala è una Suffragetta. Ho visto il documentario diretto da Davis Guggenheim e, quando ho sentito la voce di suo padre e ciò che raccontava di lei, ho realizzato che è una moderna attivista, ancora prima di quel colpo di pistola. È una giovane voce politica che viene da un paese dove invece è proibita la propria opinione. Dal punto di vista cinematografico invece ho sempre ammirato Kathryn Bigelow e Nora Ephron. Sono state pioniere in un’industria dove si deve continuare a combattere per avere sempre più film scritti o interpretati da donne.

Da Shame a Suffragette fino a The Iron Lady, qual è il fil rouge che collega i suoi personaggi femminili?
Scrivo di fragilità e di persone che si trovano in una situazione di rottura, di crescita o di profonda consapevolezza. Ogni personaggio femminile del quale ho scritto riflette la lotta per il raggiungimento di un certo tipo di potere rispetto alla delicatezza delle loro vite. In Shame, Carey Mullingan, è molto fragile e cerca di capire se stessa, mentre la Meryl Streep di The Iron Lady parla di una donna potentissima che deve fare i conti, invece, con la propria fragilità. Poi si tratta di come combinare insieme questi aspetti, insicurezza, indipendenza, cognizione.

Abi, lei ha scritto molto anche per la TV. Pensa di tornare a lavorare nelle serie, in questa Età d’Oro del piccolo schermo?
Sono concentrata nello sviscerare il tema femminile nel nostro Secolo: sto sviluppando un show televisivo su un gruppo di avvocatesse divorziste e sulle loro vite a Londra, e sto anche lavorando su un lungometraggio con donne soldato in Afghanistan. Però adoro la televisione perché, come scrittrice, significa che posso anche produrre ciò che scrivo. Poi il rapporto che si crea con il regista è completo, pieno, perché collabori e lavori per un periodo di tempo più lungo. Mi piace questo equilibrio. Quando ho iniziato a lavorare per il piccolo schermo sembrava un mondo chiuso, ora grandi nomi – penso a Soderbergh, Matthew McConaughey, Francis McDormand, Kate Winslet – sono entrati perfettamente in questo meccanismo, e ciò dimostra il momento fantastico che sta attraversando la TV.

Damiano Panattoni

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