VENEZIA 73: CHI SONO GLI ITALIANI IN CORSA PER IL LEONE D’ORO

SPIRA MIRABILIS: IL DOCUMENTARIO CHE S’INTERROGA SULL’IMMORTALITÀ

La terra, l’acqua, l’aria, il fuoco, l’etere. Spira Mirabilis di Massimo D’Anolfi e Martina Parenti è l’outsider di Venezia 73. Un documentario che la Mostra di Venezia ha fortemente voluto, sottraendolo al Festival di Locarno. Un’opera che si annuncia come coraggiosa, filosofica, avvolgente, dove si riflette sui quattro elementi della natura. E i milanesi D’Anolfi e Parenti, coppia anche nella vita, lo presentano così: “Simbolo di perfezione e infinito, la spirale meravigliosa, come venne definita dal matematico Jackob Bernoulli, è una spirale logaritmica il cui raggio cresce ruotando e la cui curva si avvolge intorno al polo senza però raggiungerlo mai”. Secondo i registi, “il concetto di immortalità inteso come proprietà di vivere per sempre implica una nascita e un superamento della morte e noi vorremmo affrontare questo concetto attraverso una prospettiva umanista per restituire la grandiosità delle aspirazioni e dell’agire umano in grado di travalicare il tempo e le generazioni”. Dopo aver indagato il rapporto tra l’uomo e le istituzioni ne L’infinita fabbrica del Duomo, D’Anolfi e Parenti si interrogano sui limiti dell’uomo messi in relazione con le proprie ambizioni. Il film è girato in diverse parti del mondo e si concentra su storie differenti: le statue del Duomo di Milano sottoposte a una continua rigenerazione; uno scienziato giapponese che studia la Turritopsis, una medusa immortale; una coppia di musicisti inventori di strumenti in metallo; una donna sacra e un capo spirituale, e la loro comunità lakota resistenti da secoli a una società che li vuole annientare; infine, Marina Vlady, che in un cinema fantasma narra L’immortale di Borges.

PIUMA: FARE UN FIGLIO A 18 ANNI

Tutt’altro approccio è quello di Roan Johnson per il suo Piuma, il terzo film del regista pisano (nato a Londra) dopo gli applauditissimi I primi della lista e Fino a qui tutto bene. Due diciottenni di estrazione sociale diversa, Ferro (Luigi Fedele) e Cate (Blu Yoshimi), sono alle prese con una gravidanza inattesa. Non sarà facile per loro dover confrontarsi con i loro coetanei, con le inquietudini tipiche dell’età e cercare di intravedere le prospettive di un futuro lavorativo. Johnson racconta i nove mesi di attesa, nei quali i due ragazzi vivono la più vasta gamma di emozioni possibili, filtrate anche dai rapporti interpersonali con i propri coetanei. Si tratta ormai di una ben precisa direzione poetica: adolescenti e giovani adulti sono i protagonisti di una filmografia ancora giovane, ma già pregnante di spirito ribelle. E il desiderio di realizzare una commedia di respiro europeo lascia sperare che l’opera arrivi anche nel cuore della giuria del Concorso presieduta da Sam Mendes (sul tema della gravidanza, ricordate il suo American Life?).

QUESTI GIORNI: QUATTRO AMICHE IN VIAGGIO 

Ritorna in Concorso, quindici anni dopo il controverso Luce dei miei occhi, Giuseppe Piccioni, che in Questi giorni presenta un’altra storia di furor giovanile, tratta da un romanzo inedito di Marta Bertini intitolato Color betulla giovane. Al centro, l’amicizia di quattro universitarie in viaggio da una città di provincia a Belgrado per accompagnare la più autosufficiente del gruppo, Caterina, dove ad attenderla ci sarebbe un’occasione di lavoro come addetta alla reception in un albergo della capitale serba. Il regista milanese si occupa da sempre della fragilità dei rapporti umani e di individui “fuori dal mondo”, e quando si trova di fronte a vicende che toccano il pudore dei sentimenti e la volontà di voltare le spalle agli ostacoli dell’esistenza riesce a emozionare. E torna a lavorare con lui Margherita Buy, quattro anni dopo Il rosso e il blu.

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