La magica famiglia di Encanto

Dal 24 novembre in sala il 60mo film Disney, «storia di un nucleo familiare un po' speciale ispirata al realismo magico della letteratura colombiana»

Questa è la storia di una numerosissima famiglia, della casa in cui vive e dei poteri che la magica costruzione regala a ogni suo abitante. Tutti tranne Mirabel, la protagonista. Lei non ha ricevuto nessun potere, eppure toccherà a lei il compito di salvare la “casita” e i suoi occupanti dalla rovina. Encanto, il sessantesimo film di Disney, è ambientato in Colombia ed è una storia che ragiona su un concetto universale e portante: la famiglia.

«Ancora prima di avere un’idea del racconto, ancora prima di buttare giù il primo disegno – spiega a Ciak Clark Spencer, produttore del film e presidente di Disney Animation – avevamo il perno su cui avremmo voluto costruire il nostro prossimo lungometraggio: il concetto di famiglia, appunto. Questo è il racconto della complessità e dell’interconnessione nei rapporti fra parenti stretti. È anche un musical, pieno di fantastiche nuove canzoni di Lin Manuel Miranda».

Miranda è l’autore dei musical più in voga degli ultimi tempi, come Hamilton ad esempio, anche se in molti lo ricorderanno per aver interpretato il bipolare Alvie in Dottor House. «Per la prima volta – ha spiegato Miranda – non si tratta della storia di un eroe che lascia l’ambiente conosciuto per intraprendere la sua personale avventura. Questa volta l’avventura è in famiglia. È stato davvero divertente scrivere di dinamiche familiari attraverso i testi e la musica. Divertente e allo stesso tempo anche complicato».

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La sceneggiatrice Charise Castro Smith ha scritto il copione con Jared Bush, regista del film insieme a Byron Howard. «La Colombia è un luogo che spesso è stato identificato come il fulcro dell’America latina – ha detto Castro Smith – un melting pot di musica, balli, arte e cibo, una culla di biodiversità e cultura, di quella corrente letteraria del Novecento che è stata definita ‘realismo magico’, a cui abbiamo attinto a piene mani per il film. Si tratta di una magia diversa da quella di matrice europea con le bacchette e gli stregoni. È invece una magia legata alle emozioni umane».

Quel realismo magico che ci ha regalato capolavori come Cent’anni di solitudine di Gabriel García Márquez, in Encanto si sviluppa nei poteri della “casita”, bellissima e coloratissima magione in cui vive la famiglia di Mirabel. Una casa che tutti vorremmo avere dal momento che aiuta persino ad apparecchiare tavola. «È un’altra protagonista della nostra storia – ha aggiunto Jared Bush – abbiamo preso ispirazione dalle costruzioni tradizionali colombiane, le haciendas della regione del caffè per esempio, con i loro spazi all’aperto per sfruttare il clima dolce di quelle zone».

I produttori hanno intrapreso un lungo viaggio in quei luoghi, prima che il mondo chiudesse per Covid, per respirare l’aria e assorbire i colori e le forme del posto. «E la cultura tradizionale locale – ha svelato Bush – ci ha aiutato a far nascere i personaggi di Encanto».

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I personaggi di Encanto

La capostipite è Abuela Alma, una matriarca saggia che ha saputo crescere i suoi discendenti da sola, dopo aver perso il marito. Come è ormai sempre più di moda a Hollywood, le figure maschili, sia dal vivo, sia in animazione, sono sempre più marginali nel racconto. Alma ha due figlie, un figlio allontanato in circostanze misteriose di cui è vietato parlare, e una moltitudine di nipoti fra cui Mirabel, il primo personaggio con gli occhiali della storia dell’animazione Disney.

Mirabel non è la classica principessa Disney, categoria ormai caduta in disgrazia, Mirabel non è bella, spesso è maldestra e in quella famiglia di fenomeni si sente fuori luogo, ma è coraggiosa, piena di vita, ottimista, entusiasta e determinata. Ha due sorelle, la perfetta Isabela che fa fiorire qualsiasi pianta al tocco, e la fortissima Luisa, che prende sulle spalle il peso del mondo. Per Jared Bush, l’obiettivo era creare archetipi comuni in ogni nucleo familiare e in qualsiasi parte del pianeta, e poi rivestirli con il potere che meglio rappresenta quell’archetipo. In una prima versione del film Luisa era non solo forte ma anche indistruttibile, tanto da poter viaggiare per lunghe distanze semplicemente facendosi sparare da un cannone. «Il realismo magico spesso sconfina nei toni dark, che abbiamo sperimentato ma che alla fine abbiamo deciso di non inserire nel progetto», ha detto ancora il regista. La casa di Topolino non è nuova alla sperimentazione in corso d’opera. «È un lusso che Disney permette ai suoi autori. Avere la possibilità di investire in idee che a volte non funzionano ma che quando funzionano possono essere spettacolari, è una grande opportunità per noi».

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