Mirabile Visione: Inferno – La recensione del film in sala per il Dantedì

Diretto da Matteo Gagliardi, il doc, che rilegge l'Inferno dantesco con un occhio critico alla società contemporanea, sarà distribuito il 25 marzo in circa 300 sale su tutto il territorio nazionale.

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Un classico, diceva Italo Calvino, «è un libro che non ha mai finito di dire quel che ha da dire». Definizione che si adatta a poche altre opere, almeno nel canone della cultura occidentale, come alla Commedia (passata alla storia come Divina) di Dante Alighieri: sintesi grandiosa della filosofia e dell’immaginario cattolico medievale, riflessione stratificata sulla condizione umana, visionario pamphlet politico, (capo)lavoro plurilinguista fondativo della letteratura in quel volgare da cui discende il nostro italiano.

Potremmo continuare, e infatti continuiamo a far parlare il testo dantesco oltre settecento anni dopo, anche attraverso il cinema: da ultimo, arriva Matteo Gagliardi (Fukushima: A Nuclear Story), con Mirabile visione: Inferno, in uscita come evento speciale al cinema per il Dantedì del 25 marzo (produce e distribuisce Starway Multimedia) e primo capitolo di un trittico dedicato alle altrettante cantiche del poema.

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Senza proporre improbabili appropriazioni contemporanee (come quelle, recentemente avanzate, che vorrebbero Dante “padre” di un postmoderno pensiero conservatore, magari a braccetto con un altrettanto decontestualizzato Tolkien), il regista fa parlare i versi in una società, la nostra, dove le miserie umane allegorizzate da gironi e bolge sotterranei sembrano informare l’intero assetto sociale in cui ci dibattiamo, prigionieri della sua sovrana irrazionalità.

Così, il punto di vista storico della studiosa interpretata da Benedetta Buccellato e quello teologico del prete che ha il volto di Luigi Diberti, integrando le citazioni dirette dall’opera via via ripercorsa, tracciano le coordinate di un Inferno fatto di consumismo alienante, diseguaglianze oscene nella distribuzione della ricchezza, esodi e tragedie in mare che il montaggio accosta alla disperata imbarcazione guidata da Caronte (lo stesso poeta, in quanto esule, è un migrante: chissà se l’avremmo accolto o rinchiuso in un Cpr?) e via così.

È un film di parole, Mirabile visione, ma anche e non secondariamente di immagini: quelle del pittore ottocentesco Francesco Scaramuzza rimandanti a un patrimonio storico-artistico davvero universale (non nel senso della tracotanza eurocentrica, ma piuttosto della disponibilità ad essere condiviso e vissuto come bene comune senza distinzioni nazionali, religiose e temporali), e quelle dei media audiovisivi che raffrontano il cammino al seguito di Virgilio con la cronaca recente (emerge addirittura il famigerato capitano Schettino della Costa Concordia quando si parla dei peccatori più indigesti all’autore della Commedia e financo a Dio, gli ignavi).

Strumento cardine per accostare dialetticamente questi elementi e suggestioni non può che essere il montaggio, lo stesso che l’Alighieri aveva di fatto anticipato col ritmo già pre-cinematografico della sequenza (sembra proprio di vederla ogni volta) in cui le tre fiere si palesano nella Selva oscura.

Da cui comunque, ancora una volta, si esce, e anche nella lettura di Gagliardi la fiducia nell’umano e nelle sue possibilità (più o meno divinamente ispirate) non viene meno. Mentre la critica dantesca al suo tempo, lungi dall’essere liquidata crocianamente come mera “struttura”, viene rilanciata come cuore del discorso poetico ancora in grado di battere, fornendo spunti di riflessione e rimessa in discussione, nella Babele del presente.

RASSEGNA PANORAMICA
3,5 Stars
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