La fantascienza di Pif e Fabio De Luigi alla Festa di Roma

Le star di E noi come stronzi rimanemmo a guardare raccontano il film e il nostro futuro.

E noi come stronzi rimanemmo a guardare (Pif, 2021)

Presentato come film “politico” il nuovo E noi come stronzi rimanemmo a guardare di Pif è il titolo che Sky Original e Vision Distribution portano alla Festa del Cinema di Roma. Si parla di tecnologia, insidiosa e solo apparentemente neutrale, di algoritmi e del nostro possibile futuro, fin troppo prossimo, nel quale la vita e il lavoro rischiano di essere sempre più complicati. A meno di non impegnarsi, tutti, per evitarlo.

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Sul palco, Ilenia Pastorelli e Fabio De Luigi – protagonisti del regista e ‘Testimone’ Pierfrancesco Diliberto – animano una conferenza divertita e divertente, nella quale si continua a fare ironia sui rischi che potrebbero attenderci… dietro l’angolo.

E noi come stronzi rimanemmo a guardare (Pif, 2021)

Possiamo considerarlo il tuo primo film di fantascienza?
PIF: …e probabilmente anche l’ultimo! In realtà non abbiamo voluto datarlo, difficile considerarlo un film di fantascienza. E stato girato prima del Covid, per altro anche in India nel novembre 2019 …e non oso immaginare cosa ci fosse intorno a noi. Nella storia abbiamo ipotizzato una società 30 o 40 anni nel futuro, ma la pandemia ha azzerato questo scarto. Tutto è diventato moderno, contemporaneo: il protagonista è solo, si fidanza con un ologramma e parla con il suo datore di lavoro a distanza di continenti. Personalmente poi, vedendo l’assalto dei fascisti alla sede della CGIL a Roma e pensando al balletto nazi-fascista della scena iniziale che vediamo sullo schermo, da cittadino mi sono spaventato e rattristato, da autore ho pensato che ci avessimo indovinato. Credo che se non prendiamo posizione contro questo fascismo, nonostante qualcuno non ne abbia capito la matrice, che in effetti era poco chiara, tra qualche anno ci saranno dei cretini che troveranno divertente ballare al ritmo di Faccetta Nera. E’ un po’ un modo di vedere cosa potrebbe succedere se non facciamo qualcosa ora, come se i nostri figli ci dicessero ‘guardate dove siamo arrivati’.

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Tutto ruota intorno a due personaggi moderni, ma non troppo
FABIO DE LUIGI: è un film interessante proprio perché cerca di indovinare un futuro prossimo, possibile, che speriamo non si realizzi mai, nel quale le persone sono fondamentalmente sole e che hanno dei bisogni indotti dalla tecnologia. Che pure in questo periodo difficile ci ha aiutati a sentirci più vicini agli altri. Ma il rischio c’è, di trovarsi un giorno troppo soli e schiacciati da quel che dovrebbe nascere come un aiuto.
ILENIA PASTORELLI: Per costruire Stella ero partita da una sorta di letterina di passaparola, ma poi abbiamo asciugato parecchio. Lei è un ologramma, e grazie a un algoritmo sa tutto quello che piace ad Arturo. Che sostanzialmente si innamora di una Siri, anche se poi si dimostra in grado di andare oltre le apparenze. Cosa che ho trovato molto bella. Quanto a me, poco da dire, casco in ogni truffa, e negli anni ho vissuto anche situazioni spiacevoli. Ci sono troppe cose da vedere, da comprare, che nella maggior parte dei casi non ci servono.

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Tornando al film, ha dei riferimenti cinematografici precisi?
PIF: Non del tutto, anche se forse dovrei citare il Play Time di Jaacques Tati, un film che a rivederlo sembra girato oggi. Un modello molto iniziale era stato anche Hair, in qualche modo, ma ogni volta che faccio un film parto sempre da un riferimento. Nel caso di La mafia uccide solo d’estate per esempio erano stati L’estate che i miei genitori andarono in vacanza e Forrest Gump.

Per il resto, tanta osservazione della realtà?
PIF: Assolutamente. Come per la parte girata in India, ispirata dalla scoperta che all’aeroporto di Heathrow, a Londra, gli speaker non sono fisicamente lì, ma proprio in India. Tendenzialmente tutto quel che vediamo è vero, basti pensare alla stessa Fuuber infinity, che è stata davvero progettata, o il volo ‘in piedi’, che era astato studiato da Ryanair. Esempi di una tecnologia che invece di miglioraci la vita punta sempre più al ribasso.

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Ovviamente anche il tema dei rider rientra in questa categoria…
PIF: I rider sono un simbolo, di una situazione drammatica. Abbiamo voluto usare un immaginario comune a tutti, purtroppo più di quello dell’extracomunitario che raccoglie la frutta e la verdura che mangiamo. Ci serviva un simbolo che tutti capissimo, perché comprendesse tutti. Sono anni che la Gig Economy offre dei ‘lavoretti’ che vengono presentati in modo Cool, con la scusa di essere ‘capi di se stessi’. Anche lo “stay foolish” che aveva un senso quando lo dichiarava Steve Jobs, oggi viene utilizzato in casi nei quali l’unica follia sarebbe accettare l’offerta. Diciamo che per me la traduzione corretta di Gig Economy in italiano sarebbe “Sistema per disperati”. Almeno al momento, sempre che noi si decida di “stare come stronzi a guardare”.

E noi come stronzi rimanemmo a guardare (Pif, 2021)

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