Red Rocket, il nuovo sogno di Sean Baker nasce dal Porno

Dopo il Festival di Cannes, il film del regista presentato alla Festa del Cinema di Roma

Red Rocket

Nel precedente Florida Project (uscito in Italia come Un sogno chiamato Florida) era la Celebration dei Kool & the Gang ad accoglierci, in questo nuovo Red Rocket è la Bye, Bye, Bye degli N*Sync a essere ricorrente. Anche musicalmente, Sean Baker si diverte a giocare con le icone della nostra contemporaneità cercando di produrre un effetto di straniamento simile a quello prodotto con le immagini. Spesso utilizzate per svelare il lato meno illuminato di mondi apparentemente dorati o mitizzati: ieri Disneyworld, oggi il porno.

Un sogno chiamato Florida: la vita difficile ai margini di Disneyland

Non è la prima volta, certo, che il cinema mostra il lato oscuro del porno, ma nella storia del Mikey Saber protagonista c’è qualcosa di diverso dalla solita denuncia. Dopo anni di carriera ad alti livelli da pornodivo, Mikey abbandona Los Angeles per ricomparire nella natale Texas City. E bussare alla porta della ex partner – e tutt’ora sua moglie – Lexi e della madre di lei Lil. Per riuscire a pagarsi l’affitto, Mikey finisce per riprendere certe sue vecchie abitudini, ma l’incontro con Strawberry (“Fragolina“), la giovane cassiera di un negozio di ciambelle con la quale trova una intensa affinità, lo fa iniziare a pensare di poter sperare in un nuovo inizio.

In concorso al Festival di Cannes qualche solo mese fa, il film approda in Italia nella sezione Tutti ne parlano della Festa del Cinema di Roma, accompagnato dallo stesso regista, in vena di confessioni. Per quanto dichiaratamente influenzato dalla commedia sexy nostrana e dal cinema di genere tanto in voga dalle nostre parti negli anni ’70 e ’80, Red Rocket continua a volare nello stesso cielo dei precedenti film del regista, per quanto solo un po’ più basso.

Sean Baker su Red Rocket: “mi sono ispirato alla commedia sexy italiana”

D’altronde i sobborghi degli Stati Uniti Baker li aveva già raccontati, come le comunità periferiche nelle quali la solitudine è abitudine, la vita ai margini è norma accettata e il Sogno Americano un’illusione dannosa. Eppure ogni sua declinazione di tematiche diventate cifra stilistica continua ad avere qualcosa da dire. Qui lo sguardo si concentra di più sui personaggi, in realtà, non tanto sul tessuto sociale che pure emerge da dietro le case prefabbricate. I volti e i dettagli vengono incorniciati da primissimi piani nei quali null’altro entra, salvo alternarsi a carrellate rese ‘dure’ dal 16mm utilizzato, per scelta e necessità.

Red Rocket

Il Suitcase Pimp (per saperne di più vi rimandiamo all’incontro tenutosi alla Festa del Cinema di Roma) interpretato dall’attore e rapper statunitense Simon Rex, meglio noto come Dirt Nasty e apparso nella serie di film di Scary Movie, è un antieroe in cerca di riparo. La redenzione è solo apparente. Ma non è solo lui a fare calcoli. A esser pronto ad approfittare degli altri per migliorare la sua triste condizione. Nessuno si salva: né la moglie delusa, né gli ex amici rassegnati al nulla che li circonda, né la suocera in cerca di guadagno, né la giovane ninfetta di Suzanna Son tutt’altro che ingenua… perché dovrebbe farlo lui?

Una Texas Way of Life della quale ci arriva un’immagine diversa – ma per certi versi non in contrasto – da quella sulla quale a lungo si è concentrato il nostro Roberto Minervini. Un mondo reale, che dal porno scaturisce e al porno guarda come salvezza. Ovviamente e per definizione temporanea. Quasi che a chi nasce in quelle case non sia concessa speranza. Eppure Baker ne concede sempre un briciolo ai suoi personaggi, e anche qui non fa eccezione, a meno che non sia tutto un sogno“I wanna see you out that door Baby, bye, bye, bye”.

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