“DEADBEAT”: LA SERIE DEMENZIALE, SURREALE E POLITICAMENTE SCORRETTA CON TYLER LABINE

Deadbeat è una serie allegramente bislacca e teneramente scorretta, con protagonista Tyler Labine nei panni di Pac, un nerd grassottello, solitario e tossico ma con dono: è capace di vedere i fantasmi e di trovare anche la soluzione per spedirli finalmente verso l’aldilà

DeadbeatTyler Labine è un attore canadese di 37 anni perseguitato da una sorte avversa, nel senso che le serie tv che interpreta (Reaper, Padre in affitto, Mad Love) chiudono, al massimo, dopo la seconda stagione. Finalmente con questa serie comico-fantastica ideata da Cody Heller e Brett Konner le cose per lui hanno iniziato a girare alla grande: dopo una prima stagione di gran successo, la seconda (che Joi trasmetterà subito a seguire, dall’8 dicembre) si è arricchita di guest star, da James Franco a Danny De Vito, e la terza è già in cantiere. Labine si merita il successo, perché si cala a meraviglia nel protagonista di questa serie, allegramente bislacca e teneramente scorretta.

DeadbeatKevin Pacalioglu detto Pac è un nerd grassottello e solitario, la cui attività principale è consumare droga e il cui unico amico è il suo spacciatore personale. Pac, però, ha anche un “lavoro”, o meglio un dono: è un medium (anche se spesso, gli ricordano che più che “medium” è “large”), capace di vedere i fantasmi e di trovare anche la soluzione per spedirli finalmente verso l’aldilà. Tanto per dare un’idea dell’atmosfera di Deadbeat, nel primo episodio (tutti brevi, intorno ai 20 minuti) il “caso” è quello di un giovane morto in guerra, bloccato sulla terra dal rimpianto di non aver mai fatto l’amore. Pac è pronto a farsi possedere, ma il problema è che l’amata ora è una signora piuttosto attempata. Nel secondo, invece, il fantasma inquieto è quello di un mangiatore di hot dog, frustrato dal fatto che non ha potuto sconfiggere il suo rivale all’ultimo campionato. Il problema è che il suo stomaco (era un donatore di organi), lo strumento della liberazione, è finito nel corpo di un ebreo ortodosso, che per la sua fede non può certo ingurgitare maiale.

DeadbeatPur non essendo un capolavoro, Deadbeat provoca una naturale simpatia, perché è surreale, spesso demenziale, sempre sfacciatamente politicamente scorretto, non solo perché il protagonista è un tossico perso. E, mentre narra le sue storie impossibili, riesce a raccontare gioiosamente pure il sesso nella terza età o a frantumare la prigione dei dogmi religiosi, chiudendo gli episodi perfino con un pizzico di poesia. Come il ragazzo fantasma che compone con lettere dello Scarabeo “thank you” prima di svanire, oppure il mangiatore di hot dog, che commenta il successo di Pac, dicendo: stavolta è il mio cuore a essere sazio. Creando una strana armonia fra il mondo dei vivi e il mondo dei morti, regalando un senso alla vita dei fantasmi, cancellando il dolore del rimpianto.

Stefano Lusardi

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