INTERVISTA A TONINO ZERA, LO SCENOGRAFO DI “SOAP OPERA”

Soap Opera, l’ultimo film di Alessandro Genovesi da oggi al cinema, è una commedia corale, tutta giocata tra inquilini dello stesso condominio. Non c’è un tempo definito o una forte connotazione geografica, ma solo un clima sospeso tra favola e sogno. L’armonia dei colori e delle atmosfere sono uno sfondo perfetto per i vivaci personaggi (Fabio De Luigi, Cristiana Capotondi, Ricky Memphis, Chiara Francini, Elisa Sednaoui, Ale, Franz,Caterina Guzzanti, Diego Abatantuono), le cui diverse personalità trovano un luogo dove coesistere ed esprimersi al meglio. Le storie dei condomini si intrecciano nell’androne del palazzo, si incrociano tra un pianerottolo e l’altro e acquisiscono, di volta in volta, una forte carica umoristica.

L’impianto scenografico ha giocato un ruolo fondamentale alla creazione di queste atmosfere dal timbro etereo, quasi impalpabile. Tutti gli ambienti sono stati ricostruiti a Cinecittà: un’impresa difficile di questi tempi. Abbiamo intervistato Tonino Zera, autore delle scenografie di Soap Opera, che ci ha aiutato a comprendere le intenzioni del regista e il lavoro di ricostruzione in questo film.

Quali sono state le richieste di Genovesi per queste scenografie?

«Mi ha lasciato ampia libertà di creare ciò che desideravo. Inizialmente mi ha suggerito dei punti di riferimento, registi come Wes Anderson o il Billy Wilder de L’Appartamento: mi sono ispirato soprattutto a quest’ultimo per la ricostruzione degli interni, che nel film hanno quel gusto un po’ retrò, datato anni Cinquanta. Ho potuto creare ciò che desideravo: con Genovesi c’è un rapporto di grande stima reciproca, è un regista che ti lascia fare e che sa come gratificarti al meglio ».

Come è stato affrontare le ricostruzioni negli studios? Quali le difficoltà e i vantaggi?

«Il film doveva avere una ricostruzione e un approccio teatrale, essendo basato su un soggetto scritto anni prima per il teatro. Genovesi nei suoi primi due film (La peggior settimana della mia vita e Il peggior Natale della mia vita) non ha avuto l’opportunità di ricostruire gli ambienti, e questa esperienza l’ha entusiasmato ed emozionato ».

In quanto tempo sono stati preparati e ricostruiti i set?

«Un paio di mesi, tra progettazione e ricostruzione. Ho fatto degli incontri continui con Genovesi e il direttore della fotografia Federico Masiero; andavo spesso nel reparto costumi per osservare il colore degli abiti di scena e trarre ispirazione per la ricostruzione degli ambienti. Fondamentale è stato il contributo dell’Art Director Roberto Caruso, e il grande lavoro di Valeria Zamagni per gli arredi di scena ».

Qual è il rapporto tra gli ambienti e l’atmosfera sognante del film?

«Il film non ha un’epoca ben precisa o un luogo definito, è contemporaneo, ma ci sono dettagli, colori e atmosfere che ricordano gli anni Cinquanta; oltretutto, in quegli anni, le commedie erano sempre ricostruite in studio.Per Soap Opera abbiamo creato tutti gli ambienti interni e utilizzato un solo ambiente esterno, sulla strada in cui furono girati Gangs of New York di Scorsese e Concorrenza Sleale di Scola. Al contrario di quanto affermato in un articolo, nei giorni scorsi, il set esterno non è un “prestito”, ma fu modificato già da Paul Haggis per Third Person e poi da noi per Soap Opera. D’altra parte ogni progetto scenografico è pensato per il film cui appartiene, ed è inopportuno parlare di “riciclaggio”, considerando anche l’enorme sforzo produttivo fatto dalla “Colorado Film” e dalle prestigiose maestranze di Cinecittà per ricostruire tutti gli ambienti in studio ».

Federica Bello

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