Paolo Villaggio, da Fantozzi a Fellini: ritratto ragionato di un mito

0

Chi viene voi adesso?

Paolo Villaggio nasce per l’anagrafe a Genova nel 1932, gemello di Piero, che diventerà docente alla Scuola normale di Pisa, ma la sua nascita artistica avviene vent’anni dopo, quando inizia ad esibirsi insieme all’amico – non ancora famoso – Fabrizio De André, sulle navi da crociera. Ci vogliono altri dieci anni e l’intervento di Maurizio Costanzo che lo lancia nello spettacolo per ritrovare Villaggio protagonista nei cabaret romani (il Sette per otto) e milanesi (il Derby, dove incontra Cochi e Renato e Giorgio Gaber). Da qui alla tv il passo è breve e nel gennaio del 1968 Villaggio entra nel cast della trasmissione del pomeriggio Quelli della domenica. Qui rivoluziona la figura del presentatore infiltrandosi tra il pubblico e maltrattandolo, ma soprattutto proponendo i personaggi del professor Kranz di Germania, un prestigiatore irascibile e pasticcione che si annuncia al grido di “Chi viene voi adesso?” e di Giandomenico Fracchia, impiegato sbruffone che si trasforma in pavido e vigliacco non appena si trova a tu per tu con i superiori (le sue espressioni “Come è umano lei”, “Mi si sono intrecciati i diti!” e “È giusto!” entrano nel modo di parlare quotidiano). Nella trasmissione fa la sua apparizione anche il ragionier Fantozzi, le cui tragicomiche disavventure, nate come racconti sulle pagine de L’Europeo, sono state ispirate dagli anni trascorsi da Villaggio da impiegato alla Cosider, dove, secondo i suoi ricordi, non si lavorava affatto.

In sella! Alla bersagliera!

È proprio Fantozzi la creazione più completa di Villaggio. Raccolte in due libri di successo le vicende del ragioniere approdano al cinema nel 1975 e nel 1976 per la regia di Luciano Salce, e poi altre 8 volte sino al 1999 (7 firmate da Neri Parenti e una da Domenico Saverni). Dopo Totò, quella di Fantozzi è la “maschera” più importante del cinema italiano. Impossibile non riconoscersi in lui, le sue iperboliche esperienze aiutano lo spettatore a ridere dei propri limiti e delle proprie meschinità e ad esorcizzarle. Spesso catastrofico, Fantozzi sopravvive cercando di adeguarsi in un universo controllato da mega direttori soavemente aguzzini o maniacali, come Guidobaldo Maria Riccardelli,la cui esasperata cinefilia porta il povero ragioniere alla famosa uscita liberatoria dopo l’ennesimo cineforum – tortura: “Per me la corazzata Kotionkin (fu negata l’autorizzazione a usare il nome Potemkin) è una cagata pazzesca!”. Allo stesso modo si sottopone a torture sportive, come partecipare a una devastante corsa ciclistica, quasi rimettendoci gli attributi a causa di un sellino saltato via.

 

Crocefisso in sala mensa

Ogni sua avventura assume contorni esilaranti, che accompagni come portafortuna al Casino il potente duca Semenzara, o vada in campeggio insieme all’inseparabile collega Filini, per non parlare dei tentativi ripetutamente fallimentari di corteggiare la collega signorina Silvani. Per ogni sua trasgressione al potere subisce penose punizioni pubbliche (Crocefisso in sala mensa!), ma è anche capace di grandi momenti di dignità: quando la bruttissima figlia Mariangela viene sbeffeggiata dai dirigenti dell’azienda che la chiamano “Cita” per la sua non troppo vaga somiglianza a una scimmia, le spiega che si tratta di una grandissima attrice, “Cita Hayworth”. Fantozzi entra così nella storia e Villaggio è richiesto dai grandi registi: Federico Fellini lo vuole per La voce della luna in coppia con Benigni, Ermanno Olmi per La leggenda del bosco vecchio da Buzzati, Lina Wertmuller per Io speriamo che me la cavo, Monicelli (Cari fottutissimi amici). Arrivano anche i riconoscimenti, soprattutto il Leone d’oro alla carriera a Venezia nel 1992 e il David di Donatello alla carriera nel 2009. Quello più grande gli viene però dal pubblico, che lo ha sempre amato incondizionatamente. Negli ultimi anni Villaggio si sentiva un po’ abbandonato dal cinema, ma stemperava la delusione con la sua inesauribile ironia. Lo consolava come sempre il suo Fantozzi: “Ho la certezza che comunque Fantozzi sopravvive a Villaggio, quello fisico, e allora la cosa un pochettino mi rallegra”.