Shining, Shelley Duvall sfata un mito? «Kubrick era molto caloroso e amichevole con me»

L'interprete di Wendy Torrance ha fornito nuove testimonianze sulla sua collaborazione con Stanley Kubrick. E ha anche ammesso di piangere ancora nel rivedere la scena delle scale.

Credits: Eric Ryan Anderson - The Hollywood Reporter

Shelley Duvall si è raccontata in una nuova – e finalmente meritevole – intervista a The Hollywood Reporter, nella quale ha parlato a fondo della sua vita e carriera, soffermandosi sulla tanto discussa collaborazione con Stanley Kubrick in Shining.

L’ultima apparizione pubblica della Duvall risaliva al 2016, quando, dopo circa 14 anni di assenza dalla scene, fu ospite del programma Dr. Phil condotto dallo psicologo Phil McGraw. Un episodio che fu assai criticato e definito ‘spaventosamente crudele’ per aver messo in luce il tracollo fisico e psichico della donna, sfruttandone l’immagine (la stessa Duvall ammetteva nella puntata di soffrire di disturbi mentali). A cinque anni da quell’accaduto, l’interprete di Wendy Torrance, oggi settantunenne, è riemersa in una nuova luce, in un’intervista che consigliamo di leggere a tutti i suoi fan (la trovate QUA).

Non solo Wendy Torrance

Prima di approdare nel celeberrimo adattamento cinematografico del romanzo di Stephen King The Shining nei panni della martoriata moglie di Jack Torrance, Shelley Duvall si costruì una solida carriera negli anni Settanta come attrice feticcio di Robert Altman (regista con il quale ha lavorato in ben 7 film). Dopo alcuni brevi ma significativi ruoli in Nashville (1975) ed Io e Annie (1977) di Woody Allen, è co-protagonista nel discusso film Tre donne, per il quale ottiene il Prix d’Interprétation féminine al Festival di Cannes. Eppure è il nuovo decennio ad aprirsi con il vero botto per l’attrice texana, la quale, nel 1980 grazie a Shining e a Popeye – Braccio di Ferro (dove interpreta Olivia al fianco di Robin Williams) diventa una delle attrici più note dell’epoca.

Shelley Duvall in “Tre Donne” di Robert Altman

Shining e le mille difficoltà

In Shining affianca Jack Nicholson ed è diretta da Stanley Kubrick, regista notoriamente  impegnativo, celebre per essere un perfezionista maniacale e per richiedere una quantità assurda di ciak anche solo per una scena. Si dice anche che Kubrick sia stato particolarmente duro con Shelley Duvall durante le riprese di Shining per rendere più credibile la sua performance di ’casalinga terrorizzata’, fino al punto da causarle un esaurimento nervoso. La questione è stata toccata nell’intervista di Hollywood Reporter, con la Duvall che ha espresso il suo punto di vista, ammettendo che le riprese del film sono state davvero difficili: 

“[Kubrick] non gira nulla almeno fino alla trentacinquesima ripresa. Trentacinque riprese, correndo, piangendo e portando un bambino, diventa difficile. Una performance completa fin dalla prima prova”.

– racconta la Duvall, che ha poi spiegato come si preparava a girare:

“Prima di una scena, prendevo un walkman e ascoltavo canzoni tristi. O semplicemente pensi a qualcosa di molto triste nella tua vita o a quanto ti manca la tua famiglia o gli amici. Ma dopo un po’, il tuo corpo si ribella. Dice: ‘Smettila di farmi questo. Non voglio piangere ogni giorno”. E a volte solo questo pensiero mi faceva piangere. Svegliarsi un lunedì mattina presto e realizzare che dovevi piangere tutto il giorno perché era in programma – beh, mi faceva scoppiare subito a piangere. Mi ripetevo, ‘Oh no, non posso, non posso’. Eppure l’ho fatto. Non so come ho fatto. Anche Jack mi ha detto così. Ha detto: ‘Non so come fai’. “

Kubrick meno mostro di quel che si dice?

Alla domanda se ritenga che Kubrick sia stato effettivamente troppo crudele con lei, la Duvall risponde:

“Ha quella vena in lui. Sicuramente ce l’ha. Ma credo che lo faccia perché la gente si è comportata così con lui in passato” […]

“Ma era molto caloroso e amichevole con me”, dice. “Ha trascorso molto tempo insieme a me e Jack. Voleva solo sedersi e parlare per ore mentre la troupe aspettava, anche se si trattava di far attendere un gruppo di 60 persone. Non gli importava. Aveva un lavoro molto importante da fare”.

Insomma, parole che sembrerebbero sfatare un piccolo mito. Ma andiamo avanti.

Tra le scene più iconiche della pellicola c’è senza dubbio quella delle scale in cui Jack Torrance si avvicina con fare minaccioso a Wendy che cerca di difendersi con una mazza da baseball (ed è subito “Wendy, tesoro, luce della mia vita…”). Quella sequenza in particolare, che mette in piena mostra lo straordinario talento di Kubrick, fu girata 127 volte.

“Era una scena difficile, ma si è rivelata una delle migliori scene del film“, commenta la Duvall, che, dopo averla rivista insieme al giornalista dopo tanto tempo, è scoppiata a piangere, dimostrando di subirne ancora un certo effetto. Alla domanda sul perché piangesse, l’attrice ha infatti risposto:

“Perché l’abbiamo filmata per circa tre settimane. Ogni giorno. È stato molto difficile. Jack era così bravo – così dannatamente spaventoso. Posso solo immaginare quante donne debbano affrontare questo tipo di cose”.

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