Vi racconto i miei supereroi che provano a restare una coppia | Intervista esclusiva a Paolo Genovese

Paolo Genovese anticipa a Ciak i contenuti del nuovo film, Supereroi, interpretato tra gli altri da Jasmine Trinca, Alessandro Borghi, Vinicio Marchioni ed Elena Sofia Ricci, in cui torna a descrivere le dinamiche uomo-donna a quattro anni da Perfetti sconosciuti.

Paolo Genovese ha la capacità di immaginare e poi raccontare per immagini storie di tutti, e per tutti. Lo fa da anni con una chiave semplice e uno stile nitido anche quando si tratta di letture sofisticate della nostra realtà, non frapponendosi mai tra lo spettatore e la macchina da presa alla ricerca della “zampata autorale”, come invece capita di frequente a tanti registi italiani (e non sempre se lo possono per mettere). Questa sua caratteristica, un percorso di formazione atipico, passato per il mondo pubblicitario e dalle commedie, sommati al piacere di girare non le storie “giuste” per costruire il suo monumento ma quelle che in quel momento lo stimolano di più, e alla refrattarietà a ogni forma di divismo, non gli hanno forse ancora garantito per intero quel riconoscimento nell’ambiente del nostro cinema che i suoi film hanno strameritato.

Basti pensare che Perfetti sconosciuti, il suo maggiore successo, non solo è stato visto in 20 Paesi del mondo ma detiene il record di titolo con più rifacimenti cinematografici nella storia mondiale del cinema: ben 18! La nostra chiacchierata (in anteprima) sul suo nuovo lavoro, l’attesissimo Supereroi, in uscita distribuito da Medusa non appena i cinema riapriranno, parte proprio da qui: da quel film clamoroso e premiatissimo del 2016 che in primavera ha aggiunto alla collezione anche il titolo di Film della nostra vita tra le pellicole drammatiche italiane del 2000-2020, nel “referendum” popolare lanciato da Ciak, che ha raccolto oltre 200 mila voti.

Gira una battuta per sintetizzare il senso di Supereroi: dopo aver fatto litigare tutte le coppie italiane con Perfetti sconosciuti, con questo film…
… Proviamo a farle rimettere insieme. Quindi nasce da un senso di colpa! Sì, è una battuta, ma fino a un certo punto. È che dopo aver raccontato tante volte le coppie in film corali, mi è venuta la voglia di concentrarmi sulla coppia. Se questo film ha un’ambizione, è proprio di raccontarla per intero. Non a caso ne percorre vent’anni di storia: dall’età in cui, poco più che studenti universitari, i due si conoscono, fino all’età matura, quella della famiglia, delle grandi scelte. Passando per litigi, separazioni, tradimenti, folli amori, follie d’amore e via
dicendo. In altre parole, cerco di raccontare un po’ tutti i passaggi cruciali che una coppia si trova ad affrontare.

Il titolo che hai scelto genera curiosità.
Ho scelto Supereroi perché parla di una coppia che prova a durare nel tempo, e penso che oggi per durare bisogna davvero essere supereroi! È complesso, per mille motivi. Non ultimi quelli sociali: ai tempi dei miei genitori chi si sposava doveva rimanere insieme, il separato era “strano”, un termine da usare sottovoce. Non c’era nemmeno il divorzio, non era previsto dall’ordinamento che tu ti lasciassi. Oggi tutto è molto più veloce, quindi anche le coppie corrono, i loro tempi sono diversi, si lasciano facilmente. Penso che la libertà di scelta sia sempre un bene. Però anche l’usa-e-getta e il “consumo” della coppia, a volte senza un appello, senza la voglia di provarci fino in fondo, mi sembrava interessante da indagare.

 

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Cosa succede in Supereroi?
Nel mio film le coppie ci provano fino in fondo. E come in ogni storia di supereroi, tra i tanti nemici ce ne è uno “atavico” contro cui combattere: in questa storia il nemico principale è il tempo. Perché è il tempo che passa quello che cambia, deteriora, logora, consuma, fa venire l’abitudine. Certo, ha aspetti positivi: dà la confidenza, la familiarità, la conoscenza.
Però penso che in realtà sulla coppia siano più gli effetti negativi. La sfida è proprio vedere se una coppia può sconfiggere gli effetti del tempo.

Hai scritto e girato il film prima che arrivasse lo strano ciclone della pandemia. Però la rivalutazione della coppia è tra le conseguenze di questi mesi assurdi. Ci hai pensato?
Non ci ho pensato appunto perché il film lo abbiamo finito di girare a dicembre del 2019, quando del lockdown non si avevano neanche le prime avvisaglie in Cina. Poi ho scritto il romanzo, ma questa è un’altra storia. Ciò che è successo durante il lockdown è curioso perché è strettamente legato al tema del film: di nuovo, torna il tema del tempo. Qual è stata la conseguenza più grande del lockdown sulle coppie? Non le separazioni, non i litigi, non le polpette o le pizze che si facevano a casa, ma il fatto che improvvisamente tutte le coppie del mondo si sono ritrovate ad avere tempo. Più di quanto probabilmente abbiamo mai avuto o dedicato. Questo ovviamente ha alterato tantissimi rapporti, nel bene e nel male.

[…]

Di recente Supereroi è diventato anche un romanzo. Che differenze ci sono con
il film?
La storia è quella. Ovviamente nel libro si approfondisce di più, ci sono più personaggi, sono raccontate più situazioni. Un film di due ore è comunque una sintesi per immagini. E poi i meccanismi narrativi sono diversi. Nel libro con le parole si va avanti e indietro, nel film lo si fa con le immagini. E anche con una tecnica curiosa che ho utilizzato.

 

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Come età, Jasmine Trinca e Alessandro Borghi sono a metà strada tra le due storie che racconti. Come è stato guidarli?
Supereroi racconta i personaggi dai 25 ai 45 anni. Alessandro e Jasmine sono poco più che trentenni, stanno quasi nel mezzo. Rispetto al passato hanno le loro esperienze personali, ma al futuro si affacciano adesso: c’erano le loro paure, le loro considerazioni, è stato bello confrontarsi. Gli dicevo la mia per esperienza vissuta, mi dicevano la loro per esperienza “prevista”. È stata come una seduta analitica, che non finiva col set. Il tema del film te lo porti dietro anche la sera quando finisci di lavorare: stando in giro, quando vai a cena ti viene di parlarne.

 

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