Il filo nascosto: ecco perché l’ultimo film di Paul Thomas Anderson è un capolavoro

Paul Thomas Anderson e Daniel Day Lewis tornano a lavorare insieme a 11 anni da Il petroliere, ed è di nuovo un film da non perdere

Phantom Thread Usa, 2017 Regia Paul Thomas Anderson Interpreti Daniel Day-Lewis, Lesley Manville, Vicky Krieps, Camilla Rutherford, Bern Collaço, Richard Graham, Jane Perry, Ingrid Sophie Schram, Sarah Lamesch, Pip Phillips, Kelly Schembri Distribuzione Universal Pictures Durata 2h e 10′

 

Al cinema dal 22 febbraio 2018

LA STORIA – Nella Londra post bellica dei ’50, il dio incontrastato della moda è Reynolds Woodcock. Veste i reali, le ereditiere e le celebrità, con alterigia assoluta e disprezzando la volgarità, in qualunque ceto si manifesti. Ma se è un genio dell’abito da sera, Reynolds, sempre coadiuvato dalla inquietante, glaciale e razionalissima sorella Cyril, è anche “l’uomo più esigente del mondo” (“una colazione spiacevole gli rovina il resto della giornata”), un nevrotico e insofferente sciupafemmine. Almeno sino a quando non si imbatte in Alma, una apparentemente solare cameriera che conosce in una locanda sulla costa nel nord. Si innamora o si incapriccia? Quel che è certo è che non ha fatto i conti con la determinazione di una donna tanto socialmente diversa quanto implacabilmente decisa a ottenere quello che vuole (“io gli ho dato quel che desidera di più. Cioè ogni parte di me”).

L’OPINIONE – Premessa: per cogliere al meglio le sfumature, le implicazioni e i fili nascosti (appunto!) di questo straordinario thriller dell’anima, è doveroso rivederlo più volte. Paul Thomas Anderson è almeno da Il petroliere che sta affinando e impreziosendo il suo linguaggio ormai prossimo a quello dei grandissimi. E se nei pur affascinanti The Master e Vizio di forma, a volte si intorcinava nelle stratificazioni della forma e si sperdeva, per la necessità di dire, in un vuoto di emozioni, qui al contrario il suo cinema produce seduzione pura, profondo indagatore dei movimenti più impalpabili e oscuri della psiche (non a caso è sua anche la sceneggiatura): da una parte la dichiarata fascinazione per lo stilista Cristobal Balenciaga, dall’altra l’omaggio sempre all’altezza per il noir stratificato e ambiguo alla Hitchcock (i riferimenti a Rebecca la prima moglie sono evidenti, a partire dalla mise di Cyril – una impeccabile Lesley Manville – che sembra la terribile governante interpretata dalla divina Judith Anderson) e persino a certo grande cinema epico-espressionista che ha tanto contribuito a rendere il cinematografo una delle vette dell’espressione artistica dell’umanità.

E se Daniel Day Lewis – che tra l’altro è quello che ha “trovato” il nome al suo personaggio – così centellinando la sua attività ne ha fatto come un prezioso estratto dono di uno spirito perfezionista (speriamo che il suo annuncio dell’abbandono delle scene venga tra qualche anno fortunatamente smentito), salutiamo anche la scoperta/conferma della lussemburghese Vicky Kripes nel ruolo della ragazza dalla faccina latte e miele ma con gli artigli nascosti della lottatrice. Ricorda Uma Thurman da giovane e l’avvenire è suo, anche grazie a questo splendido Il filo nascosto che intanto si è già portato a casa 6 nomination agli Oscar (ma sarà dura: troppo colto, troppo fine, troppo disturbante per vincere in una sagra popolare!). Ci commuove poi notare la dedica finale a Jonathan Demme, nobile ulteriore conferma, dei livelli in cui si muove Paul Thomas Anderson.

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