30 ANNI SENZA TRUFFAUT: ECCO PERCHÉ NON SMETTE DI MANCARCI

François Truffaut ci manca da 30 anni, da quel triste 21 ottobre 1984 che ce l’ha portato via per colpa di un bastardo tumore al cervello. A 52 anni. Praticamente con chissà quanto ancora da dire, da fare e da amare.

Per noi era – ed è in un certo senso riduttivo – l’immagine della Francia cinematografica. Con il suo cinema sempre col cuore oltre l’ostacolo, arrembante, emotivo, raffinato e colto. E prima del suo lavoro dietro la macchina da presa – 25 titoli, neanche uno brutto e sicuramente qualche capolavoro assoluto – ci è mancata da subito la sua figura di intellettuale entusiasta, uno che scatenava battaglia sempre in prima persona. Sia da giovane, nei ’50, quando si scagliava dai Cahiers du Cinéma, contro un certo cinema francese ammodino, fatto di vecchie sceneggiature al calibro, ripetizioni senza vita, una polemica così puntuta da rileggersi, col senno di poi, certo acre e ingiusta, ma evidentemente non immotivata e gratuita, visto come si sarebbe sporcato lui le mani di lì a breve, rinnovando lo schermo d’oltralpe, con I 400 colpi (!) e Non sparate sul pianista (!); sia più maturo e barricadiero nel 1968, magari per difendere il leggendario Henry Langlois dalla defenestrazione dalla, da lui fondata e fondamentale per tutti gli studiosi, Cinémathèque Française.

I 400 colpi
I 400 colpi

Era il regista che amava le donne. Si innamorava sempre (un po’ come noi intorno ai vent’anni), magari scappava dall’altare come con Claude Jade (interprete di Baci rubati, Non drammatizziamo è solo questione di corna, L’amore fugge, in coppia con l’alter-ego di Truffaut, Jean-Pierre Léaud) o magari si invaghiva e faceva una figlia (Josephine) come con Fanny Ardant, l’ultima musa di un seduttore “seriale” che la diresse in La signora della porta accanto e Finalmente domenica.

Il suo segreto come regista? Forse era quello di girare ogni cosa come se fosse urgente, necessaria. Girava i thriller come storie di passione e le storie di amor fou come se fossero noir o saggi libertini.

Jules et Jim
Jules et Jim

Come autore, sottolineeremo solo che era un incredibile realizzatore di “colpi di fulmine”. All’interno della sua filmografia ognuno può pescare sicuramente almeno 5 film che l’hanno colpito al cuore e alla ragione. Provare per credere. Personalmente, i miei preferiti immortali sono I 400 colpi, miglior regia a Cannes 1959, Jules e Jim, La mia droga si chiama Julie, Effetto notte, Gli anni in tasca. Ma già so che sono stato ingiusto e ignobilmente selettivo.

Truffaut intervista Hitchcock
Truffaut intervista Hitchcock

Persino quando scriveva – lui che aveva alle spalle studi irregolari ma anche una sconfinata passione per la letteratura, Balzac in primis – rendeva partecipi i lettori dei suoi entusiasmi. Recuperate Il cinema secondo Hitchcock (ed. Pratiche), la sua celebre intervista/saggio a più capitoli a uno dei suoi miti e vi accorgerete come ogni domanda, ogni questione, sembra scaturire da una curiosità prima personale (e quindi sincera e fondamentale) che giornalistica o intellettuale.

Eh sì, sono trascorsi 30 anni (di già?), eppure lo sento ancora attuale, un mio quasi contemporaneo che proprio non sa invecchiare insieme a me, seduttore dolcemente irresistibile e ancora maestro (involontario) di vita e di cinema.

Massimo Lastrucci

 

 

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