“PERSONAL SHOPPER”: KRISTEN STEWART IN VERSIONE MEDIUM NON CONVINCE

Lo sguardo sperduto e il fisico nervoso di Kristen Stewart riempiono lo schermo per la quasi totalità della durata (un’ora e 45) di Personal Shopper, il film che Olivier Assayas ha cucito intorno all’attrice dopo l’esperienza di Sils Maria, che li ha visti calcare insieme la Montée des Marches due anni fa. Come continuano a ripetere entrambi, l’intesa tra il regista francese di Clean e l’ex Bella di Twilight è magnifica, ma il risultato del loro sodalizio artistico stavolta ha deluso il pubblico, tanto che a Cannes l’accoglienza riservata al film è stata pessima (con qualche rilevante eccezione).

Colpa, probabilmente, delle fughe soprannaturali di questa storia che unisce l’evanescenza del glamour a quella della comunicazione mediata dagli smartphone, che combina il passo da thriller con la comparsa di presenze ectoplasmatiche. La protagonista del racconto è infatti Maureen, una ragazza americana che a Parigi si guadagna da vivere gestendo il guardaroba di lusso di una celebrità, ma che deve affrontare l’impegno molto più gravoso dell’elaborazione del lutto per il fratello gemello perso mesi prima.

Da sola nelle stanze vuote della casa di famiglia o di una camera d’albergo, la medium Maureen è in attesa di segnali della sua presenza, che la confortano e nello stesso tempo la fanno sentire minacciata. “Cannes è emozionante per quello, non sai mai cosa ti aspetta e devi essere pronto a tutto”, ha reagito Assayas riferendosi ai fischi, mentre la sua attrice – sempre più musa del cinema d’autore dopo Woody Allen e l’imminente Ang Lee – ha liquidato il problema con una battuta: “Ehi, non tutti hanno fischiato”.

In Personal Shopper la sua Maureen, in preda alla confusione, cerca la sua identità, il suo ruolo e il suo corpo: si prova i vestiti che compra per la sua capa pur sapendo che sarebbe proibito, asseconda l’inquietante assedio virtuale che uno sconosciuto (un fantasma?) le infligge via sms, si masturba. “Questo è un film sulla ricerca di sé, dell’identità – ha detto – Volevo mostrarmi nella versione di me stessa più nuda possibile. Ma tutto è molto cerebrale, Maureen prende coscienza così del suo lato animale, per il resto è una giovane particolare, tutta costretta nel suo lutto, in quel legame con il fratello che sembra non spezzarsi mai, in una solitudine incredibile che quasi le impedisce di parlare”.

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